Da una parte c’è la candidatura a Città europea dello sport 2016, dall’altra la principale squadra maschile di pallavolo, il Porto Robur Costa Cmc, costretta a fare le valigie e trasferirsi dal palasport di casa, il Pala De André, al PalaFiera di Forlì per disputare la stagione di serie A1 2014-2015. Ravenna, già in corsa per diventare capitale della cultura nel 2019, punta al riconoscimento europeo. Ma nel frattempo lo sport locale arranca tra difficoltà di spazi e sponsor. A dare l’annuncio della corsa per il titolo fu ad aprile il sindaco Fabrizio Matteucci, “per rendere merito e dare valore al sistema sportivo cittadino”. Pochi mesi dopo però l’addio alla città del Porto Robur Costa Cmc Ravenna, costretto a lasciare l’impianto di casa per i costi troppo alti, intorno ai 7000 euro a partita escluse le spese di montaggio e smontaggio del parquet. La situazione d’emergenza non riguarda solo la storica squadra di pallavolo, ma anche l’Acmar Ravenna, squadra di basket di serie A2 Silver, che dalla stagione 2015-2016 dovrà trasferirsi – costretta a lasciare il Pala Costa allo scadere della deroga per le partite in casa –, e altri impianti sportivi della città, come lo stadio Bruno Benelli e l’Ippodromo, bisognosi di interventi onerosi. “Il comune”, spiega l’assessore allo sport, Guido Guerrieri, “ha cercato di fare il possibile. Purtroppo il periodo economico è negativo e trovare nuove economie gestionali in questo momento è difficile. Questo anno di lontananza della nostra squadra di casa di pallavolo sarà un anno di riflessione sia per noi, sia per tutti gli sponsor”. La volontà della Robur Costa è di ritornare a Ravenna già nella prossima stagione e l’idea è quella di trovare una quindicina di aziende che sponsorizzino la singola gara.

Culla della pallavolo italiana, Ravenna è stata il palcoscenico di memorabili imprese e, a partire dagli anni ’90, il Pala De André ha ospitato le due storiche squadre della città, il Porto Ravenna Volley e l’Olimpia Teodora. I palmares della due squadre contano numeri capaci di far impallidire qualsiasi avversario: 6 scudetti, 1 mondiale per Club, 3 Coppe dei Campioni, 2 Supercoppe Europee, 1 Coppa Italia e 1 Coppa Cev per la squadra maschile; 11 scudetti, 1 mondiale per club, 2 Coppe dei Campioni e 6 Coppe Italia per l’Olimpia Teodora. Il parquet di viale Europa è stato a lungo la casa di giocatori come Karch Kiraly, considerato il miglior giocatore di tutti i tempi, Steve Timmons, Andrea Gardini, Fabio Vullo, Stefano Margutti, Dimitrij Fomin, Vigor Bovolenta e Andrea Sartoretti, e giocatrici come Manuela Benelli, Liliana Bernardi, Eleonora Lo Bianco. Oggi, però, le cose sono molto diverse e, dopo il declino dell’ultimo decennio, complice la difficile congiuntura economica, il ritorno in serie A1 del Porto Robur Costa Cmc Ravenna è stato ostacolato dai costi proibitivi dell’impianto di casa, di proprietà pubblica ma in gestione privata alla società Metrò. Affitto, impianto di riscaldamento, montaggio e smontaggio del parquet: una media di 7000 euro a partita, troppo per una società impegnata a fare rinascere dalle proprie ceneri la pallavolo in città. «È una decisione che rende tutti noi decisamente tristi – aveva dichiarato il presidente del Porto Robur Costa, Luca Casadio, annunciando il trasferimento a Forlì –, ma purtroppo è anche una decisione inevitabile in base alle problematiche subentrate negli ultimi mesi e nonostante l’appello agli imprenditori per aiutare lo sport cittadino ai suoi massimi livelli».

La necessità di rimediare alla mancanza di un palasport adeguato sta coinvolgendo l’amministrazione pubblica e i privati in un fitto dialogo, ma l’emergenza è estrema, tanto che anche l’Acmar Ravenna, squadra di basket che milita nel campionato di A2 Silver, al termine di questa stagione agonistica vedrà scadere la deroga ottenuta dalla Lega per giocare al palasport Angelo Costa, costruito negli anni Cinquanta dal Coni e oggi inadeguato per capienza e strutturalmente vetusto. “Dal 2015-2016”, spiega Giorgio Bottaro, direttore generale dell’Acmar, “ci dovremo trasferire. Abbiamo ipotizzato di andare a Cervia, ma per ora è solo un’ipotesi. Dopo l’addio della pallavolo, che a Ravenna è una vera e propria tradizione, la città corre il rischio di un grave balzo indietro. Negli ultimi anni abbiamo sedimentato la cultura del basket e sarebbe un peccato se venisse buttato tutto a mare. Si deve cercare una soluzione che dia senso e dignità alla nostra realtà, nessuna società può creare un progetto se non c’è una casa sicura in cui vivere. Il riscatto della città può passare dal rilancio delle proprie strutture sportive, della manodopera e delle attività locali”.

Alcuni anni fa, il bando pubblico per la creazione di una cittadella dello sport andò deserto, e oggi a soffrire è anche lo stadio Bruno Benelli, che non sarebbe adeguato se la società di calcio, attualmente in Eccellenza, dovesse affrontare un campionato più importante. La costruzione di un nuovo palazzetto, impensabile in questo momento, comporterebbe dei costi di circa 1000 euro per posto, per un totale tra i 3 e i 5 milioni di euro. “I prossimi mesi saranno cruciali”, puntualizza Guerrieri. “Avremmo tutte le condizioni favorevoli per costruire un nuovo palazzetto perché potremmo utilizzare lo spazio esterno al Pala de Andrè, ma il problema è reperire le risorse. Anche il patto di stabilità che blocca le liquidità del Comune non ci dà una mano”. “La città”, sottolinea Bottaro, “ha bisogno di contenitori adeguati, contenitori che sarebbero sportivi e culturali. A Ravenna siamo tutti capaci e attenti nel fare sviluppo sociale dello sport, ma non abbiamo lo spazio per ospitare bambini e ragazzi, perché i contenitori sono vetusti e inadeguati”.

La macchina organizzatrice comunale, nel frattempo, si sta adoperando per promuovere le prossime iniziative in vista della nomina ufficiale di Ravenna a Città Europea dello Sport 2016. I prossimi 22, 23 e 24 settembre arriverà in città la Commissione Nazionale Giudicante a visionare l’impiantistica diffusa sul territorio e a incontrare le realtà sportive locali. “La nostra candidatura può essere il volano per riportare l’attenzione sugli impianti sportivi in città e ridare linfa a tutto il movimento”, assicura l’assessore Guerrieri. “Il nostro impegno si è spostato ora sul recupero dell’Ippodromo in zona Darsena al fine di renderlo un parco sportivo pubblico. È stato approvato un progetto di riqualificazione degli spogliatoi e l’adattamento dell’area per l’attività calcistica e podistica. Ciò che conta non è tanto avere un impianto bello o una squadra di prestigio, ma il valore etico dello sport. Siamo orgogliosi di avere oltre 700 ragazze e 400 ragazzi impegnati nei settori giovanili della pallavolo e oltre 400 ragazzi nel basket, con decine di palestre impegnate per gli allenamenti. La candidatura a città europea dello sport è un’etichetta che ricorda che vogliamo garantire lo sport di base per tutti e spero servirà ad aumentare il coinvolgimento dei privati, magari per riuscire anche a costruire anche un nuovo palazzetto”.