Si allunga la lista dei candidati alle primarie del centrosinistra in vista delle elezioni regionali d’autunno in Emilia Romagna. Dopo il passo avanti dell’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, la mano alzata dell’assessore uscente all’Istruzione Patrizio Bianchi e la dichiarazione di disponibilità a partecipare già annunciata dal sindaco di Imola Daniele Manca, anche l’ex Idv, oggi presidente regionale di Centro Democratico, Matteo Riva, si prepara alla corsa per la poltrona di presidente della Regione.

Secondo l’Ansa, Riva, attuale capogruppo regionale del Gruppo misto, dovrebbe ufficializzare la propria candidatura alle primarie del 28 settembre prossimo entro una settimana, dopo, cioè, il coordinamento regionale del suo partito. Intanto, però, sul suo profilo Facebook, l’ex dipietrista, eletto in viale Aldo Moro nel 2010, già conteggia le firme raccolte: “4026 firme raggiunte: 934 a Reggio Emilia, 523 a Modena, 506 a Bologna, 387 a Parma, 365 a Piacenza, 397 a Ferrara, 389 a Rimini, 272 a Ravenna, e 253 a Forlì-Cesena. Grazie!”.

Prima cattolico vicino all’area dell’allora democristiano zio Gian Guido Folloni, poi comunista italiano con Oliviero Diliberto, e infine dipiterista, Matteo Riva, reggiano classe 1969, passò nel Gruppo misto dopo un burrascoso divorzio con l’Italia dei Valori, avvenuto a pochi mesi dalla campagna elettorale del 2010, che per la terza volta di fila riconsegnò la Regione Emilia Romagna al governatore uscente Vasco Errani. Che si è dimesso a luglio, dopo 15 anni di governo, a causa della condanna penale scattata nell’ambito della vicenda Terremerse.

Era il 2011, e da poco il parlamentino regionale si era insediato in viale Aldo Moro, infatti, quando Riva decise di chiudere la porta in faccia al partito guidato dall’ex magistrato Antonio Di Pietro a causa di una serie di incomprensioni intestine al coordinamento provinciale. Ricevendo, tra l’altro, nel 2012, a espulsione avvenuta, un’ingiunzione di pagamento, chiesta dall’Idv, da 130 mila euro più interessi: 100mila euro come penale per non aver completato, nello stesso partito, la legislatura causa espulsione o dimissione, passando a un altro gruppo, e 30mila euro per le quote mensili non pagate all’Idv dal momento in cui uscì, fino alla fine della legislatura.

Successivamente, quindi, Riva divenne presidente del Gruppo misto dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, e assieme agli altri capigruppo in carica a inizio legislatura, Luigi Giuseppe Villani per il Pdl, Marco Monari per il Pd, Mauro Manfredini della Lega Nord, l’Idv Liana Barbati, Andrea Defranceschi del Movimento 5 Stelle, Silvia Noè dell’Udc, Roberto Sconciaforni di Fds, e Gianguido Naldi per Sel – Verdi, nel 2013 è stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito della maxi inchiesta sui fondi dei gruppi consiliari condotta dalle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, con la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso e dell’aggiunto Valter Giovannini. Ipotesi di reato, peculato.

Riva, però, non è l’unico nome dell’era Errani a scendere in campo per le primarie del centrosinistra, e quindi per la poltrona da governatore. Prima di lui, infatti, l’assessore uscente all’Istruzione Patrizio Bianchi, sostenuto dai prodiani, si era già detto pronto a correre qualora Stefano Bonaccini, responsabile enti locali del Pd con un piede a Roma, non dovesse farsi avanti, scegliendo invece l’incarico che il partito ha già pronto per lui nella Capitale. E anche la presidente dell’Assemblea Legislativa Palma Costi, qualora il segretario del Pd in Emilia Romagna dovesse rinunciare, potrebbe decidere di correre, mentre il suo predecessore, Matteo Richetti, volato a Roma per fare il deputato di punta della squadra renziana, a sua volta potenziale candidato alle primarie, non è ancora fuori dalla partita.

Per ora, tuttavia, il nome più quotato resta quello del sindaco di Imola Daniele Manca, diretto successore di Errani e pupillo dell’ex segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani, che dovrebbe annunciare il ‘sì’ definitivo alla campagna elettorale già nei prossimi giorni. E’ lui il favorito per le primarie, con buona pace dei renziani e di chi, tra i democratici, avrebbe preferito un nome di ‘rottura’ anche rispetto al lungo regno Errani, rappresentato in questa contesa dall’ex primo cittadino di Forlì Roberto Balzani, sostenuto dalla corrente civatiana.