E’ stata la guerra più devastante vissuta dal mondo. I libri di storia ne parleranno per secoli, ma la memoria di tanti piccoli racconti, nati negli interstizi di questo terremoto epocale, andranno perdute per sempre, perché anche le ultime testimoni – all’epoca bambine – non avranno più molto tempo per ricordare. Piccole storie fra le pieghe della Grande Storia. Raccontano il loro tempo in mezzo a povertà e macerie, fame e carestia. Carri armati in strada e aerei che sganciano bombe sulla città. Aspettano che “adda passà a nuttata”. Si raccontano prima che il caleidoscopio del tempo sbiadisca i colori.

Ecco che allora un gruppo di nonne – quasi ottuagenarie – ha deciso di “vuotare il sacco” della memoria per i nipoti che non ignorano che c’è stata la II guerra mondiale (chissà dove, chissà quando), ma rimarrebbero stupefatti a sentir parlare di bombardamenti, pestilenze, fughe del re, le loro nonne, vive e presenti dinnanzi a loro. Perché le bambine di allora sono diventate le nonne di oggi. E si raccontano in La Guerra e Le Bambine (Edizioni Esi) e mentre le nonne partono in tournée (dagli Incontri Courmayeur Mont Blanc al salotto letterario del Capri Palace il 29 agosto con relatore il diplomatico Staffan de Mistura), il pamphlet memoir marcia verso la terza edizione, battendo i polpettoni da ombrellone.

Sedici brevi racconti – scritti con stupore, ingenuità e leggerezza infantile – eventi drammatici sullo sfondo di una quotidianità che doveva continuare malgrado tutto: dal rombo minaccioso degli aerei alla fuga nei ricoveri, dal carcere agli orti di guerra di Villa Borghese da saccheggiare, una cuccagna per i bambini! Senza retorica, senza disperazione, ogni tanto attraversati da lampi di allegria delle bambine di allora che talvolta pensavano di giocare alla guerra.

“Siamo proprio le ultime ad avere questi ricordi, io avevo 5 anni, e molte cose accadute sono indelebili!”, scrive Olga Millo Diana nella prefazione, che 57 anni fa ha sposato un uomo poderoso, l’ex parlamentare europeo ed ex ministro Alfredo Diana, che da trafelata autista trasportatore al servizio dei quattro figli è passata a nonna globetrotter di 7 nipoti, di tutte le età e nazionalità. Guglielmo, brasiliano, figlio di Francesca Romana, bella e elegante come la mamma, fa gioielli che sembrano sculture etniche. Lorenz e Victor tedeschi, Giacomo, Gianandrea e Maria Gabriella, di madre spagnola al piccolo Alfredo che conosce sola la guerra dei videogiochi. Luciano e Fabio sono invece i bisnipoti della bisnonna Agata (e confesso subito il conflitto d’interesse, Agata è anche la madre di chi scrive, ndr). Ben sedici nipoti applaudono nonna Alberica Barbiano di Belgiojoso. Sua figlia Cristina Gazzana Bini Smaghi, organizzatrice di eventi culturali e madre di cinque maschi, non si perde una tappa delle nonne volanti, come scherzosamente le chiamano Maria Luisa Agnese e Lina Sotis che presenteranno il libro il 12 ottobre a Villa Necchi a Milano.

C’è il paesino del Friuli dove il parroco suona le campane a festa ogni volta che arrivano le ss, mentre il Papà  passa un posto di blocco tedesco a piedi, con un maialino vivo nascosto nella borsa delle carte! C’è l’affresco di Giovanna Bosio, figlia dell’allora Console d’Italia a Marsiglia, che subito dopo l’8 Settembre, in Topolino, con Mamma e le tre sorelline passa il confine con la Francia per raggiungere il Padre. Panico alla frontiera, passaporto diplomatico, stupore dei gendarmi francesi per quest’equipaggio nemico così inoffensivo (prego notare l’uso della maiuscola in segno di rispetto per i genitori, ndr)

Dalla Maremma c’è la figlia di Zenone Benini, sottosegretario agli Esteri con Ciano e poi ministro dell’Industria che racconta momenti drammatici del Padre nel carcere di Verona, ma anche di cavalcate nella campagna solitaria, inseguite dalle due caprette Lisetta e Moretta!

C’è il diario vergato e illustrato a mano da Anna Maria d’Andria e il ricordo di Mariolina Paternò, che sentì chiedere alla Madre e alla Zia dai Tedeschi in procinto di ritirarsi quale parte della villa di famiglia avrebbero preferito che venisse minata: destra o sinistra.