Questa estate è andata così. Pensavamo di aver visto tutto: Alfano che utilizza il termine “Vu cumprà” e poi si giustifica ricorrendo alla Treccani; la polemica di Schettino invitato alla Sapienza; il neopresidente della Federcalcio, Carlo Tavecchio, che nel discorso per la candidatura ufficiale alla Figc etichetta come “mangiabanane” gli stranieri del campionato italiano.

Ma non ci è bastato. E in questo clima, già abbastanza deprimente, non potevano mancare le docce ghiacciate per la raccolta fondi per la Sla.

Vip, personaggi pubblici, politici, tutti uniti in una lotta che improvvisamente è diventata di primaria importanza, dopo che nessuno ne ha parlato per mesi. Sorge perciò il dubbio, lecito. Che quei video siano in realtà degli spot pubblicitari, fatti anche un po’ male. Chiaramente, con queste premesse, non poteva sottrarsi all’importante sfida Matteo Renzi, dopo essere stato chiamato in causa da Fiorello, Facchinetti, Tiziano Ferro e Jovanotti. Lui, fuoriclasse dei “selfie” e maestro della politica a suon di Tweet, dopo un pomeriggio di attesa, ieri finalmente ci ha regalato quei due minuti di gloria in costume e camicia azzurra da Forte dei Marmi. Dopo essersi versato la secchiata d’acqua ghiacciata, ha invitato i direttori dei giornali a fare lo stesso (la speranza è che non cadano anche loro nel tranello).

È questa l’immagine del presidente del consiglio italiano. E basta vedere come si è comportato Obama per scoprire le differenze. Anche il presidente degli Usa (con una politica estera molto discutibile, ma qui si parla d’altro) era stato invitato a partecipare all’Ice Bucket Challange.

Per mantenere quel minimo di decoro istituzionale, Obama ha declinato l’invito e ha semplicemente staccato un assegno per la ricerca.

Sarebbe stato bello vedere anche Renzi comportarsi allo stesso modo. Ma noi siamo abituati diversamente. Basta pensare inoltre, che solo nel 2010 è stato proprio il governo Berlusconi a tagliare i fondi per 2,5 miliardi di euro, una parte destinati alle famiglie dei malati di Sla. Gli stessi che – come ha raccontato Il Fatto – da anni vivono nel totale abbandono di uno Stato che non ha mai compreso (e applicato) realmente il concetto di “welfare”. Sono i malati che non ricevono i rimborsi neanche per i materassi anti-piaghe, che non riescono a coprire le spese per cure molto esose e che puntualmente si ritrovano costretti a bussare alla porta del premier di turno, chiedendo maggiori sussidi. In cambio ricevono solo promesse.

Matteo Renzi avrebbe potuto contribuire alla ricerca semplicemente facendo una donazione, evitando di spettacolarizzare qualcosa di veramente serio. Avrebbe dovuto cercare delle soluzioni per i sussidi, e non soltanto quando il tutto diventa una moda. Ma la politica qui si fa diversamente. E questa era una splendida occasione per farsi pubblicità.

Lo stesso avrebbero dovuto fare tutti gli altri, calciatori, vip e ‘vippini’. Invece di gettarvi secchiate d’acqua, donate una quindicesimo del vostro stipendio alla ricerca. Per finire in copertina, ci sono già i giornali di gossip.