Dopo l’uccisione avvenuta ieri di un bimbo di 4 anni ad opera di un colpo di mortaio di Hamas, arriva la risposta di Gerusalemme: secondo l’agenzia palestinese Maan, 12 persone sono morte in seguito ai nuovi raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Tra le vittime, cinque appartenevano alla stessa famiglia, padre madre e tre figli. Secondo le fonti, la famiglia Dahrouj è stata investita dal bombardamento della sua casa a al-Zawayda, nel centro della Striscia. Un altro raid sulla località di al-Qarara ha provocato la caduta di una palazzina, che secondo fonti mediche ha ferito 22 persone, di cui 11 bambini e 5 donne. Un portavoce militare israeliano, citato dal sito Ynet, ha da parte sua parlato di una trentina di obiettivi, indicati come rifugi delle fazioni armate di Gaza, colpiti fin dalla notte dall’aviazione con la stella di Davide: inclusa una moschea che – secondo lo stesso portavoce – risulterebbe essere stata utilizzata a scopi bellici. Stando ai dati aggiornati diffusi a Gaza, il totale dei morti palestinesi dall’inizio dell’azione militare israeliana ha ormai raggiunto quota 2.100 e quello dei feriti oltre 10.500. 

Hamas ha firmato la proposta del presidente dell’Anp Mahmoud Abbas che apre la strada ad una richiesta di adesione palestinese alla Corte penale internazionale de L’Aja. Questo passo potrebbe portare a indagini su Israele, così come su Hamas, per crimini di guerra. Il presidente dell’Autorità palestinese ha discusso per mesi sulla possibilità di aderire alla Corte, una scelta che avrebbe potuto trasformare i suoi rapporti con Israele da tempo apertamente ostili e potrebbe anche forzare i suoi legami con gli Stati Uniti. “Hamas ha firmato il documento per il quale Abbas aveva chiesto la firma di tutti i movimento palestinesi”, ha scritto sulla propria pagina Facebook Moussa Abu Marzouk, leader di Hamas. Il post di Abu Marzouk è stato riportato anche sui siti web di Hamas. La decisione di Hamas è arrivata dopo gli incontri di giovedì e venerdì in Qatar tra Abbas e il leader di Hamas in esilio, Khaled Mashaal. Ora non è chiaro se Abbas vorrà proseguire. Fonti vicine al presidente lo definiscono titubante nel proseguire senza il sostegno scritto di tutte le fazioni palestinesi. Il mese scorso, aveva ottenuto tale sostegno da tutte le fazioni dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), di cui Hamas non fa parte.

Le trattative diplomatiche sono da giorni in una fase di stallo. “Tutte le parti devono assumersi le proprie responsabilità per fermare il bagno di sangue e arrivare a un cessate il fuoco duraturo“: così il presidente palestinese Abu Mazen in conferenza stampa al Cairo con Abdel Fattah Al Sisi. Un appello allo stop alle ostilità che sembra rivolto a Hamas e non solo a Israele. “Ho esaminato con Sisi le modalità per invitare il prima possibile israeliani e palestinesi a riprendere i negoziati per impedire il massacro”, ha detto Abu Mazen, rivelando che “sono in corso contatti tra il segretario della Lega araba, la Giordania e il Qatar per definire una proposta anche agli americani”. Hamas, ha proseguito il leader dell’Anp, “accetta l’iniziativa egiziana”.

Hamas ha fatto sapere di voler respingere qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu che cercherà di disarmare i gruppo. Lo ha annunciato questa sera Mahmoud Zahar, un leader di Hamas a Gaza. Gran Bretagna, Germania e Francia stanno infatti lavorando su una risoluzione di cessate il fuoco che prevede l’apertura dei confini di Gaza, in cambio del ripristino dell’Autorità palestinese a Gaza sotto il governo del presidente Mahmoud Abbas. Zahar ha scritto in un messaggio che “Hamas non accetterà risoluzioni internazionali che cercano di toccare le armi della resistenza e di non sollevare completamente il blocco su Gaza”.

Ieri una pioggia di razzi di Hamas era caduta in territorio israeliano e un colpo di mortaio aveva ucciso un bimbo di 4 anni nel Neghev. In seguito all’attacco, ’Israel Defense Force aveva messo a segno nuovi raid sulla Striscia, uccidendo 5 palestinesi, nel 46° giorno dell’operazione “Margine protettivo”. Due giovani di 22 e 24 anni sono morti a Nusseirat, altri due sono stati uccisi a Deir al-Balah, ha fatto sapere il portavoce del pronto soccorso locale, Ashraf al-Qudra. Altri quattro palestinesi erano rimasti uccisi in serata in un raid israeliano che ha colpito una palazzina nella città di Khan Yunes, a sud di Gaza. ”Hamas pagherà un duro prezzo per questo grave atto di terrorismo. L’esercito israeliano e i nostri servizi di sicurezza rafforzeranno ulteriormente le attività contro le organizzazioni terroristiche di Gaza”, ha assicurato il premier Benyamin Netanyahu.

Nella Striscia, intanto, continuano le esecuzioni. Altre quattro persone sono state giustiziate oggi da uomini di Hamas perché ritenute collaboratori di Israele. Lo scrive Ynet citando fonti palestinesi. Secondo le fonti, le esecuzioni sono avvenute in una piazza accanto alla moschea nel quartiere nord di Gaza. Salgono così a 21 i sospetti collaborazionisti giustiziati da Hamas.