E’ di nuovo corsa ad accaparrarsi i fondi a sostegno dell’editoria: da fine anno inizierà ad arrivare parte di quei 25 milioni che il governo Renzi ha stanziato per i prepensionamenti nel 2014 e gli editori si stanno già affrettando ad annunciare ulteriori stati di crisi, certe volte addirittura prima che finiscano quelli in corsa. Pur di mettersi subito in fila, il giorno prima di Ferragosto, Francesco Gaetano Caltagirone ha comunicato a una redazione in parte in ferie e a un sindacato nazionale dei giornalisti chiuso per la pausa estiva di voler accompagnare all’uscita 27 redattori del Gazzettino di Venezia.

Una settimana prima, invece, l’editore romano con interessi variegati dalle costruzioni alle assicurazioni Generali e all’utility capitolina dell’acqua Acea ha avviato l’iter per un terzo stato di crisi al Messaggero, che fa sempre parte del suo gruppo editoriale con il Mattino di Napoli, il quotidiano gratuito Leggo e il Nuovo quotidiano di Puglia. Anche per il Messaggero è stato scelto l’ammortizzatore sociale dei prepensionamenti (circa 36) dopo che il quotidiano della capitale ha aperto il primo stato di crisi nel 2009 per un anno e mezzo e il secondo nel 2012 fino agli inizi dello scorso maggio. Comunque a favore dell’imprenditore romano si è dichiarato persino il sottosegretario all’editoria Luca Lotti, dicendosi “convinto che anche il Messaggero accederà ai fondi” nonostante sia il terzo stato di crisi in pochi anni presentato dalla casa editrice del giornale.

C’è comunque chi è stato più tempestivo di Caltagirone e non ha aspettato nemmeno che finisse lo stato di crisi in corso. E’ il caso di Andrea Riffeser Monti, a.d. di Poligrafici editoriale che pubblica Quotidiano Nazionale, Resto del Carlino, Giorno e Nazione. L’imprenditore impegnato anche nel settore alberghiero ha dichiarato di voler prepensionare una trentina di giornalisti, come denunciato lo scorso marzo dalla Federazione nazionale della stampa (Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti), mentre ancora stavano uscendo dall’azienda i 50 redattori dello stato di crisi che sarebbe finito a fine maggio.

“Basta correre all’arrembaggio del tesoretto. E’ sbagliato fare l’assalto alla diligenza”, ha dichiarato Franco Siddi, segretario generale della Fnsi. “La Federazione degli editori dovrebbe analizzare gli stati di crisi” prima di avvallarli. “Non è più sufficiente mettere sul tavolo la crisi economica come motivazione per chiedere fondi”, ha sostenuto Siddi. “Il vero problema è se queste risorse saranno sufficienti”. Tanto più che già adesso le risorse stanziate non sembrano bastare per tutte le richieste che vengono avanzate. Ma allora come mai gli editori si ostinano a presentare nuove domande? Perché da tutte le richieste depositate avanza spesso qualche posto, prepensionamenti richiesti ma poi non avviati che tornano a essere disponibili. In secondo luogo, col nuovo obbligo di assumere un giovane ogni tre prepensionati in molti sperano che gli altri editori riducano il numero dei giornalisti in uscita pur di non accollarsi troppe nuove assunzioni. Infine non è escluso che arrivino risorse residue per i prepensionamenti dalla limatura di altre voci di spesa del Fondo triennale da 120 milioni, come il sostegno alle start-up.

In definitiva, i fondi per i prepensionamenti sono già tutti impegnati, ma gli imprenditori scommettono che se ne libereranno altri, magari contando pure sulla programmazione spalmata su sei anni (dal 2014 al 2019) per 52 milioni in tutto e prevista dal decreto legge 90/2014 entrato in vigore.

Oltre a Caltagirone e Riffeser c’è comunque un altro editore, Sergio Zuncheddu, che si prepara ad aggiungersi alla processione di richiedenti aiuto. Sul tavolo ci sono una dozzina circa di esuberi per l’Unione sarda e nel taglio del costo del personale rientrerà anche Videolina, televisione locale sempre dell’immobiliarista sardo (ma che non può beneficiare dei prepensionamenti). Dalla lista dei gruppi editoriali in fila non potevano mancare poi i grandi gruppi come Rcs e Mondadori, che stanno portando avanti i loro precedenti stati di crisi.

Se i big dell’editoria stanno correndo alla cassa dei prepensionamenti, rischiano di essere penalizzati quelli più piccoli come la Gazzetta del Mezzogiorno, che non naviga di nuovo in buone acque e potrebbe chiedere un sostegno troppo tardi. Alla fine, per sopravvivere alla crisi, alcuni quotidiani minori hanno deciso di battere strade diverse dai prepensionamenti: per esempio il Secolo XIX di Carlo Perrone ha preferito confluire nella newco Italiana Editrice che fa capo alla Stampa, testata concorrente della famiglia Agnelli-Elkann.