La Cina costruirà una teologia cristiano-cinese che si adatta al paese, hanno annunciato i media di stato. Nell’ultimo anno infatti il numero di credenti e le tensioni con le autorità sono aumentate. I protestanti si calcolano tra i 23 e i 40 milioni, secondo le stime del China Daily. E ogni giorno vengono battezzate circa 500mila persone. Senza contare le chiese sotterranee. Ma il Partito comunista cinese, ufficialmente ateo, vede nella religione una sfida al suo potere. Così chiede che i credenti si riuniscano in luoghi approvati dal Pcc e sotto il controllo governativo.

Lo stesso China Daily riporta le parole di Wang Zuoan, direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi. “La teologia cristiano-cinese dovrà adattarsi alla condizione nazionale cinese e integrarsi alla sua cultura” afferma dopo aver sottolineato il rapido aumento dei cristiani in Cina. In effetti la comunità protestante contava solo un milione di membri nel 1949, quando venne fondata la Repubblica popolare. Ma oggi stiamo assistendo a un vero e proprio boom evangelico. Alcuni studiosi cinesi credono che raggiungerà la cifra di 160 milioni di membri entro il 2025, superando così la popolazione protestante Usa. Il fatto che questo avvenga in Cina è di per sé una notizia.

Dal 1949, infatti, il Partito comunista cinese – per sua natura ateo, materialista e totalitario – pone lo Stato (e di fatto il Partito) al vertice di ogni valore. Non porre lo Stato prima di qualunque altro valore è un potenziale pericolo per il la tenuta del governo e, di fatto, i credenti rischiano di assecondare la volontà di Dio più di quella del Partito. L’esempio più recente è quello della demolizione delle chiese nella regione meridionale dello Zhejiang. Wenzhou, il capoluogo della regione, è addirittura soprannominata la ‘Gerusalemme cinese’ a causa della quantità di cristiani, quasi tutti protestanti, presenti: sono il 15 per cento di circa 9 milioni di abitanti. Qui diverse chiese sono state distrutte dalle autorità. Secondo i fedeli questo è stato l’ultimo di una serie di tentativi per frenare la crescita esplosiva del cristianesimo. Ma le autorità sostengono semplicemente che si tratti di costruzioni abusive. Anche i cattolici sono in crescita e sono stimati attorno i 12 milioni.

Secondo le fonti ufficiali, attualmente in Cina sono aperte al culto 4.600 chiese cattoliche. Dati che si riferiscono agli edifici di culto gestiti da personale dell’Associazione patriottica, ovvero i cattolici che non riconoscono il primato del papa. Molti dei vescovi dell’Associazione però hanno chiesto segretamente l’approvazione della Santa Sede all’ordinazione episcopale e alcuni si sono rifiutati di celebrare le ordinazioni imposte dal governo. L’esempio più recente è quello del vescovo di Shanghai, Ma Daqin, che nell’estate del 2012 ha espresso pubblicamente fedeltà al Papa e ha chiesto di abbandonare l’Associazione patriottica. L’alto prelato è stato rinchiuso in seminario “per riposare”, privato della possibilità di celebrare messa e di comparire in pubblico. Infine a dicembre 2012 l’Associazione patriottica l’ha destituito dalla carica episcopale e il titolo di vescovo gli è stato revocato (ma per il Vaticano è tuttora valido).

Il perché è presto chiarito. Un recente studio, dimostra inequivocabilmente che dio è tra i termine in assoluto più ricercati su Internet dai cinesi. Non solo, sono più le ricerche su Gesù che sul presidente Xi Jinping, il papa supera di poco il presidente Mao e immensa è la distanza tra le ricerche sulla Bibbia rispetto a quelle sul Libretto Rosso. Così oggi, nonostante la Costituzione del 1982 garantisca ai cittadini di praticare “normali attività religiose”, officianti e praticanti sono marcati stretti, e anche i sermoni non devono divergere dalla linea che il Partito considera accettabile. Secondo quanto riportato dal Telegraph, nella chiesa di Liushi ci sono telecamere a circuito chiuso proprio per controllare le scelte delle letture e le omelie. Cristiani sì, ma con caratteristiche cinesi.