Un gruppo di miliziani sciiti ha aperto il fuoco all’interno di una moschea sunnita a Diyala, nel nord dell’Iraq, nel momento in cui numerosi fedeli erano riuniti per la preghiera del venerdì. Almeno 70 fedeli sarebbero rimasti uccisi. L’attacco è avvenuto nel villaggio di Imam Wais, circa 120 chilometri a nordest di Baghdad. Il villaggio resta sotto il controllo del governo, nonostante alcune zone vicine siano cadute nelle mani dei militanti dello Stato islamico. I deputati sunniti del parlamento iracheno  hanno sospeso i colloqui sulla formazione del nuovo governo per protestare contro l’attacco.

Ban Ki-moon: “Attacco inaccettabile”
Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha condannato “nei termini più forti” l’accaduto. “Attacchi settari come questo sono utili soltanto ai nemici dell’Iraq”, ha detto il capo delle Nazioni Unite. “Attacchi contro luoghi di culto sono completamente inaccettabili e proibiti dal diritto internazionale”, ha affermato Ban sottolineando con “profonda preoccupazione” l’impatto che atti di violenza settaria come questo possono avere “sulla già grave situazione di sicurezza e sul processo politico teso a creare un governo unificato capace di confrontare la minaccia dell’Isis”.

Usa: “Non escludiamo di estendere raid in Siria”
Gli Stati Uniti non escludono di espandere la lotta contro i militanti dello Stato islamico (ex Isil) al di fuori dell’Iraq, prendendo in considerazione di intervenire in Siria. Lo ha affermato il viceconsigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, citato da Sky news. “Valuteremo cosa sia necessario nel lungo termine per assicurare la protezione a tutti gli americani”, ha aggiunto considerando la crescente pericolosità del gruppo rispetto a sei mesi fa.  

Peshmerga: “Governo blocca forniture di armi inviate dall’Europa”
Il governo iracheno starebbe bloccando le forniture di armi ai peshmerga che alcuni paesi stranieri hanno già inviato per sostenere la loro lotta contro lo Stato islamico nel nord del paese. E’ quanto ha denunciato Rowsch Shaways, ex vice premier e oggi alla guida dell’offensiva dei combattenti curdi per riconquistare Mosul, la seconda città dell’Iraq caduta a inizio giugno nelle mani dei jihadisti. “Non abbiamo ricevuto armi dai nostri partner internazionali. E’ Baghdad la causa perché questo non è avvenuto”, ha affermato Shaways in un’intervista rilasciata all’emittente Rudaw. Le armi che alcuni paesi occidentali, tra cui Italia, Germania e Francia, Usa, si sono impegnati ad inviare ai curdi transitano attraverso Baghdad, che ha la supervisione sul passaggio di equipaggiamento militare verso il governo della regione autonoma. Le proteste di Shaways trovano eco nelle dichiarazioni del generale Sirwan Barzani, che si trova in una base curda vicina Gwar. Anche Barzani lamenta che la sua divisione “non ha visto nessuna delle nuove armi” inviate dalle potenze occidentali per riequilibrare i rapporti di forza con l’Isil.

Onu: “Arrivati in Kurdistan 700 mila rifugiati”
Sono circa 700 mila i rifugiati iracheni che hanno trovato riparo dagli attacchi dei jihadisti nella regione autonoma del Kurdistan. Lo ha riferito il portavoce di Unhcr, Adrian Edwards, nel corso di una conferenza stampa a Ginevra. “La regione del Kurdistan iracheno al momento ospita quasi 700mila profughi iracheni, la maggior parte dei quali sono arrivati ai primi di giugno”, ha affermato Edwards.