“Lascialo lì. Chi meglio dell’ex ministro della Difesa dell’allora Bosnia Erzegovina te lo può custodire?”, mi fa Riccardo Mazzuchelli, imprenditore illuminato, ex consorte di Ivana Trump, da dieci anni residente in Croazia, che di Jeblanac, una Portofino dalmata di 50 anni fa, vuole fare un po’ la Saint Tropez de l’autre coté . E mi presenta Mio Anic’, oggi un signore dai capelli grigi ma dallo sguardo fiero che, ai corpi dilaniati di un’inutile guerra civile, ha sostituiti i tramonti rosso fuoco che si tuffano nel mare di Jeblanac. Qui si è rintanato il militare in pensione e gestisce l’unico alberghetto a 3 stelle. Sono appena arrivata e come un pesce nella rete annaspo, ho subito bisogno di connessione. Lascio in mani sicure il mio portatile. E mi mostrano quest’ultimo angolo di paradiso a portata di mano.

Impariamo da chi sbaglia, anziché sbagliare da soli. Abbiamo – sembra – un dono che vale 30 miliardi di euro ogni anno, a quanto ci quota il World Tourism Organization, che provengono dagli incassi del turismo. Lo dobbiamo alla bellezza del nostro territorio, alla sua storia, all’immenso, unico patrimonio artistico, alle nostre Alpi, ai nostri 2.000 chilometri di coste, alla genuinità del cibo e ai nostri vini che fanno dell’Italia un luogo che pare studiato a tavolino per essere visitato. In Europa abbiamo una posizione di privilegio che dobbiamo mantenere e migliorare. Con il necessario rispetto dell’ambiente, ca va sans dire, ma con un generale, collettivo buon senso. Per non fare come i croati che, ad esempio, con i loro quasi 5.000 chilometri di coste (nel conteggio finiscono anche i perimetri delle isolette, ndr ) tra baie, golfi e migliaia di isole incontaminate, con vestigia romane, veneziane e ottomane e montagne che si specchiano nell’Adriatico, non sono riusciti – a distanza di 24 anni dalla fine del comunismo – ad appropriarsi della più ovvia delle loro risorse: il turismo. Non si superano i 6 miliardi di euro annui di incasso complessivo, nonostante l’altrettanto generosa ed invidiabile dotazione di “infrastrutture naturali”. A cosa si deve una così bassa performance? “Alle teste di c…” dice un altro imprenditore innamorato dei luoghi all’ambasciatore Alberto Boniver ed aggiunge: “Ad un’atavica forma di xenofobia generalizzata per tutto quello che non è locale, non è nazionale. Allo stesso atteggiamento che porta a considerare gli imprenditori stranieri come degli invasori e soprattutto come una perdita di opportunità di business per i locali. Quando, al contrario, sono proprio le opportunità che sbarcano con i visitatori”. “Non potrà esserci pace finché l’ultimo straniero non avrà lasciato le nostre terre” tuonava invece qualche anno fa dal pulpito il vescovo di Hvar, una Capri veneziana nel blu dell’Adriatico, mentre imprenditori europei costruivano infrastrutture di alto livello sull’isola.

Operazione di marketing culturale la chiama Ermanno Zanini, dal buon fiuto, decennale direttore generale del gruppo CapriPalace, socio del turco Dogus Group. Dopo il rilancio del cinquestelle Villa Dubrovnik nel centro storico, stanno trattando l’isola Brioni, che ospita addirittura animali africani da safari, fu il capriccio esotico di Tito: non è in vendita ma sarà concessa in affitto (bontà loro) dal governo croato. “Vedremo” hanno risposto a Mazzucchelli che della ex prigione di massima sicurezza di Tito, su un’isola di straordinaria bellezza, voleva farne un resort sulla scorta del Four Seasons di Istanbul che ha trasformato il carcere dei sultani in albergo di lusso. Dal mare ai monti a volo d’uccello (è anche questa la bellezza della Croazia, un po’ Grecia, un po’ Svizzera) cinque anni ha aspettato Mazzuchelli per avere i permessi per costruire un ranch condominio non lontano dal parco naturale di Plitvice di cascate e laghetti. E’ stato un ‘no’ secco senza appello quello sbattuto in faccia a Bill Gates, al suo socio Paul Allen e a un paio di emiri, quello del Qatar e dell’Oman che volevano comprarsi un’isoletta e farci il loro buen retiro adriatico. Senza che la Crozia che, tra l’altro è entrata da un anno nell’Unione Europea, si senta saccheggiata, bisogna essere bravi a tendere le reti a maglie strette.
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