Il primo tentativo, con le buone, lo hanno fatto ad aprile. Il Consiglio di Amministrazione di Aeroporti di Puglia aveva chiesto, con una comunicazione personale, di restituire quanto “impropriamente” speso negli ultimi 7 anni. Ma per quattro mesi non s’è mossa foglia e neppure assegno. Per questo dalle vie diplomatiche si è passati a quelle legali. Così Aeroporti s.p.a ha deciso di fare causa al suo ex amministratore unico Domenico Di Paola per ottenere la restituzione di 576mila euro che il dirigente avrebbe speso per pagare la sicurezza personale. Senza che la scelta fosse stata mai autorizzata da alcuno. La vicenda, come detto, risale a diverso tempo fa ma solo ora pare essere arrivata alla svolta finale.

Domenico Di Paola, candidato dal centrodestra alle ultime elezioni comunali a Bari, dal 2001 al 2013 ha ricoperto la carica di amministratore unico di Aeroporti di Puglia. Nominato da Raffaele Fitto, confermato da Nichi Vendola, ha smesso i panni di dirigente lo scorso anno, quando con una diplomatica stretta di mano, il Cda e la Regione gli preferirono Giuseppe Acierno, già direttore del Distretto dell’Aerospazio.

Di Paola non è andato via a mani vuote avendo, nel corso dei 12 anni, percepito qualcosa come 4 milioni e 900mila euro in stipendi, compensi e benefit. Cifra contenuta in una relazione messa a punto dal dirigente del Servizio Finanza e Controlli della Regione, Mario Lerario, che scandagliando fattura dopo fattura, ha fatto il punto su quanto elargito sino a quel momento all’amministratore. È bastato questo per fare emergere tra le pieghe del bilancio, ma senza riscontro nelle delibere del Cda, una spesa di 576mila euro spesi dal 2006 al 2013 per pagare la sicurezza personale di Di Paola. Necessaria, pare, per vigilare non solo sull’incolumità personale dell’ex amministratore, ma anche per sorvegliarne l’abitazione. Nulla a che vedere, dunque, con l’attività della società.

La decisione di Di Paola di dotarsi di body guard scaturì dalle minacce ricevute per aver contrastato la costruzione di alcuni edifici nell’area confinante a quella dell’Aeroporto. La sua opposizione, evidentemente, non andò giù a qualcuno tanto da arrivare a minacciarlo se non avesse deposto le armi. Di Paola decise di far da sé assumendo guardie del corpo private. La società alla quale si rivolse Di Paola era la Isi Security Management guidata da Giuseppe Italiano, già noto ad Aeroporti di Puglia avendo per 10 anni curato proprio lui la sicurezza della S.p.a.

La contestazione della Regione, che di Aeroporti è socia unica, non si limita a questo ma va oltre: Di Paola non avrebbe usufruito della vigilanza solo per se stesso, ma anche per la sua abitazione. A questo la Regione è arrivata per esclusione, dopo che il confronto tra le fatture emesse e i giorni conteggiati evidenziava come nei festivi, nei giorni di ferie e nelle ore notturne la vigilanza avesse lavorato come e più del solito.

E non è tutto: quando Di Paola era in trasferta per esigenze di lavoro, le fatture della sicurezza rimanevano invariate senza, cioè, traccia di spostamenti e spese aggiuntive, segno del fatto che la loro opera continuavano a svolgerla in città, nonostante non fosse presente la persona da sorvegliare. Questo non ha fatto che avvalorare la tesi che ad essere vigilata fosse anche solo l’abitazione dell’interessato.

Se l’ingegnere deciderà di intraprendere un battaglia legale per difendere la legittimità delle sue scelte o se preferirà dare atto ad Aeroporti della veridicità delle contestazioni non è ancora noto. Quello che sembra, però, è che potrebbe non essere finito qui l’elenco delle spese da rendere alla società pubblica. Tra le pagine della relazione della Regione appare sottolineata in rosso anche un’altra fattura emessa nel 2009, relativa ad una spesa da 290 euro effettuata in una gioielleria dell’Oman. Briciole, in ogni caso.