La definizione di terrorista nel tempo si è evoluta. Da un singolo o più elementi che causano terrore con pratiche localizzate (bombe, omicidi, etc…) ora qualunque organizzazione che sia contro l’ordine costituito (intendo uno Stato riconosciuto dalle Nazioni unite per intenderci) può essere considerata terrorista.

Tuttavia ho una perplessità: chi si occupa dei terroristi? Intendo chi se ne prende cura? Scritta così questa domanda sembra un poco provocatoria (al pari del blog del debuttato M5s Di Battista) ma dove Di Battista discute di aprire all’Isis o del perché uno possa reagire solo col divenire un terrorista in date condizioni, io preferisco affrontare la cosa in termini di logistica, supporto e intelligence. Prendiamo tre eventi di guerre civili (chiamatele terroristi vs governo costituito se preferite) e cerchiamo di comprendere un poco.

Siria. Il presidente eletto, Assad, si vede coinvolto ormai da qualche tempo a combattere i ribelli (vi prego non chiamateli terroristi, sono ribelli che combattono per la democrazia!). La compagine etnica, politica e a volte perfino religiosa di questi ribelli è quanto mai variegata tanto che, più che discutere se vi sia una singola forza di opposizione, è più corretto parlare di una serie di gruppi ognuno perseguente la sua politica di lotta contro Assad. Chi fornisce armi pesanti (salvo i soliti ak47 che tanto si trovano anche la mercatino delle pulci di Kabul con pochi soldi, si fan pure affari con pezzi che risalgono al Vietnam)? Per pesanti intendo lancia missili a spalla tanto per fare un esempio. A quanto si legge in giro pare che i soldi arrivino dal Qatar e altri paesi arabi. L’intelligence viene offerta dai tedeschi. La formazione (si perché anche i terroristi vanno a scuola: corsi di addestramento, formazione teorica su come si fan le bombe, etc..) è un mistero.

Ucraina. Anche in questo caso si parla di ribelli (per quanto la stampa baltica preferisca parlare di separatisti: più facile dare un’accezione negativa ad un separatista, cattivone che si vuol separare, che ad un ribelle). Chi fornisce le armi alla fazione filo russa non credo sia un segreto per nessuno. Egualmente la formazione tecnica, tattiche di guerriglia urbana derivano naturalmente dall’esperienza di un esercito consolidato e strutturato.

Isis. Parlo di Isis invece che di Iraq per il semplice fatto che questo esercito di terroristi ha delle peculiarità spesso trascurate da molti media. Chi sponsorizza Isis pare sia chiaro al Daily beast (che a parte il nome è un giornale di tutto rispetto).

Ma se a metter soldi son tutti buoni (per modo di dire) altra faccenda è il management consulting. Intendiamoci un conto è armare dei ribelli con armi leggere, contromisure per armamenti pesanti (per abbattere velivoli o mezzi corazzati per intenderci) un altro discorso è la logistica, la formazione e il supporto per mezzi pesanti. Il mito dell’Isis ci dice che le armi pesanti dell’esercito del califfato provengono dal bottino di guerra che hanno ottenuto assalendo le basi irachene (dopo aver messo in fuga i soldati iracheni con tattiche di propaganda estremamente innovative grazie anche all’uso dei social media). Tuttavia, un conto è avere un humvee, un Rhino o un bradley da guidare con cui sparare, un conto è saperlo usare bene e soprattutto dare l’assistenza necessaria. Cosa succede se un Rhino si rompe la guarnizione, o è necessario caricare un sofware particolare in un sistema di puntamento missili?

Cerchiamo di riassumere. I guerriglieri (o terroristi) di norma sono stanziali, combattono con un governo della nazione che conoscono, hanno un intelligence localizzata, armi leggere e contromisure, metodi di comunicazione e propaganda semplici (per quanto a volte efficaci). L’Isis è strutturato in modo radicalmente nuovo: hanno una struttura di comunicazione e propaganda avanzata, al pari di un esercito occidentale, che include infrastrutture tecnologiche e sistemi legati ai social media. La loro rapida espansione nel territorio iracheno suggerisce una linea di rifornimenti e logistica (per i mezzi pesanti) che richiede una pianificazione. Sembrano disporre di una intelligence avanzata, informazioni sul campo. I “loro” armamenti avanzati sono per lo più derivati da “furti” a siti dell’esercito iracheno: questi armamenti sono per lo più americani. Chi è in capacità di offrire supporto logistico, manutenzione e training per questi mezzi? Gli americani ovviamente non sono. Russi e cinesi non ne han ragione. Gli iraniani e i turchi non ci pensano nemmeno. Quali altre nazioni nel medio oriente posseggono armamenti (e relativi pezzi di ricambio compatibili) conoscenza del territorio e interessi a spezzare l’Iraq e costituire una soluzione di stampo nazional religioso?

@enricoverga