“Sta scemando l’ipotesi di entrare al governo perché i problemi di natura economica sono enormi”. Da Arcore, un Berlusconi rinvigorito dalla pausa e dalla lettura di libri di storia – soprattutto sul passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica – lascia filtrare questo messaggio. Un messaggio che un fedelissimo come il capogruppo di Palazzo Madama, Paolo Romani, mette a verbale in un’intervista alla Stampa: “Abbiamo dunque contribuito in modo decisivo a cambiare Senato e Titolo V della Costituzione. Siamo disposti a lavorare anche per una nuova legge elettorale che vada nel senso del bipolarismo maggioritario, senza lasciare dubbi su chi vince e chi perde. Ma, questo dev’essere chiaro, noi ci fermiamo lì. Niente confusione sulle responsabilità in materia di economia”.  

Il cambio di sentimenti – dopo la sequela di interventi tutti a favore di un appoggio in materia economica – “Se il premier apre alle nostre ricette Forza Italia dialogherà, anche subito”, diceva dal Corsera il consigliere politico Giovanni Toti il 12 agosto ndr) – si può segnare sul calendario estivo in un data compresa tra il 14 agosto e il 15 agosto. Davanti ai dirigenti più cari l’ex Cavaliere avrebbe rotto gli indugi come soltanto sa fare lui: “È una follia entrare al governo perché gli italiani ci attribuirebbero la prossima legge di stabilità che sarà certamente fatta di lacrime e sangue”. Un ragionamento che messo così, come hanno raccontato a ilfattoquotidiano.it, confina in un angolo chi, come il toscano Denis Verdini, avrebbe prefigurato un ingresso nell’esecutivo all’indomani della ripresa dei lavori d’aula. Ma l’economia è al palo, non si vede nulla di buono all’orizzonte, e in autunno – è il ragionamento che prudentemente spifferano ad Arcore – “nonostante gli scongiuri che provengono da via XX Settembre il premier sarà costretto ad una manovra correttiva”. Economia a parte, c’è un motivo per cui Berlusconi si mostra prudente su ciò su che ieri sembrava volesse accelerare.

E il motivo si chiama riforma della giustizia. E’ bastato sfogliare i giornali di stamane e leggere l’intervista della presidente della commissione Giustizia, Donatella Ferranti – in un cui la democrat precisava che “il fantasma di Berlusconi non aleggia sulla riforma della giustizia targata Orlando” – per capire che in fondo restare all’opposizione è la ricetta migliore. “Sulla giustizia Renzi, così come sull’articolo 18 e sul contributo di solidarietà alle pensione massime, non è un interlocutore affidabile perché se la dovrà pur sempre vedere con il suo partito”.  Insomma, così non va. Meglio aspettare il 29 agosto, “quando arriverà in consiglio dei ministri il testo nero su bianco della riforma della Giustizia”, annota l’house organ il Mattinale, curato dallo staff di Renato Brunetta.

Prima di quella data, invece, l’ex Cavaliere si dedicherà al dossier sulla ricostruzione del centrodestra. Un dossier delicato stando agli scontri delle ultime settimane con il partito di Angelino Alfano. Eppure più di un segnale è giunto ad Arcore. In un albergo di Cefalù, il Sea Palace, domenica scorsa l’ex presidente del Senato Renato Schifani ha incontrato il berlusconiano Gianfranco Micciché, protagonista della stagione del 61 a zero. Un primo incontro cui seguiranno altri nelle prossime settimane. Con l’obiettivo di ricompattare il centrodestra siciliano per poter esportare il modello nella Capitale. E nel giorno di ferragosto – secondo quanto detto a ilattoquotidiano.it – l’avvocato siciliano avrebbe persino telefonato ad Arcore. Una telefonata che potrebbe prefigurare un ritorno al passato.

Twitter: @GiuseppeFalci