Non solo manifestanti, violenti e non: a Ferguson la polizia continua a fermare e arrestare giornalisti e reporter. Dopo l’episodio della settimana scorsa in cui sono stati arrestati i due giornalisti dell’Huffington Post e del Washington Post, Wesley Lowery e Ryan Reilly, nella notte tra lunedì e martedì è stato arrestato anche il fotografo di Getty Scott Olson, che si vede nella foto pubblicata su twitter proprio da Reilly. Olson, che è stato rilasciato poco dopo, è l’autore di alcune tra le immagini simbolo delle proteste nel Missouri. Ma questi sono solo i casi più ampiamente riportati dalla stampa americana e internazionale. La cronaca sullo stillicidio di ostacoli posti al lavoro dei cronisti inviati a Ferguson da parte della polizia si fa su Twitter, dove oltre a riportare gli scontri, gli inviati dei giornali raccontano minuto per minuto le intimidazioni, gli spintoni, e le minacce che ricevono dalle forze dell’ordine. Intanto, mentre la stampa americana subisce arresti e fermi a Ferguson, la stampa internazionale si sbizzarrisce contro le violazioni dei diritti civili che nel Missouri. E’ il caso della Cina, della Russia e dell’Iran, spesso bacchettati dai governi americani per il loro modo di trattare con i dissidenti o con le minoranze, che ora accusano gli Stati Uniti di essere “i più grandi violatori dei diritti umani”.

Lunedì mattina alle 4.44 il reporter del Telegraph Rob Crilly twittava: “La polizia mi ha puntato la pistola contro e il capitano Johnson ha minacciato di arrestarmi”. Quattro minuti dopo un altro post: “Mi hanno arrestato e ora mi stanno portando via dall’area”. Lì con lui c’era anche Robert Klemko, di Sports Illustrated, che invece ha riportato sul social network tutta la discussione con la polizia, e alle 4.56 scriveva “Ci hanno detto di andarcene o ci avrebbero arrestato. Ce ne siamo andati. Ci hanno seguito e arrestato”. L’inviato del Financial Times di Chicago Neil Munshi ha persino condiviso i video del momento in cui la polizia gli ha messo le manette e lo ha perquisito. Poco dopo lo stesso Munchi ha fatto sapere che il capitano Johnson ha fatto un passo indietri e si è corretto: “Questi ragazzi devono essere portati via. Non arrestati, solo fermati”.

 

La reporter del Boston Globe Akilah Johnson, invece, ha twittato in diretta la minaccia da parte di un agente di aprire il fuoco contro un fotografo di Argus Radio

È di queste ore invece, la notizia dell’arresto di Ryan Devereaux, giornalista di The Intercept che ha firmato poche settimane fa la maxi inchiesta condotta dal suo giornale sulla nuova Watchlist di Obama. L’informazione era stata data immediatamente da David Carson, fotografo del St Louis Post-Dispatch, ed è stata proprio da The intercept, che in un articolo scrive che assieme a Devereaux, “anche il giornalista della rivista tedesca De Bild è stato portato alla St Louis County Jail”. Le accuse a carico dei due, con i quali il giornale non è riuscito a entrare in contatto dopo l’arresto, sono quelle di avere tardato a disperdersi dopo l’ordine di sgombero della polizia. “Mentre tornavano alle loro macchine gli agenti li hanno raggiunti sparando “pallottole di gomma”, e loro hanno subito alzato le mani e urlato ‘Press, Press, Press’ per identificarsi come giornalisti”. 

E se i cronisti americani riportano di violazioni dei diritti civili, e in qualche caso il loro stesso arresto, la stampa internazionale punta il dito contro gli Stati Uniti per denunciare che la massima potenza mondiale impegnata su più fronti esteri, sembra non avere la situazione di Ferguson sotto controllo. È il caso dell’opinionista Cinese Li Li che apre il suo editoriale di Lunedì citando Martin Luther King e il suo celebre sogno sui diritti civili, che solo parzialmente si è realizzato visti gli episodi delle scorse settimane a Ferguson. La situazione del Missouri “ancora una volta dimostra che anche se si tratta di un paese che provato per anni il ruolo del giudice internazionale dei diritti umani, c’è ancora un ampio margine di miglioramento a casa”, scrive Li Li, che conclude che “ovviamente gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi per risolvere i loro problemi interni anzi che puntare il dito altrove”.

Anche l’Egitto tiene gli occhi puntati su ciò che avviene in Missouri. Il ministro degli esteri egiziano, Badr Abdel-Aty, ha dichiarato all’agenzia di stato MENA che “gli Stati Uniti dovrebbero risolvere la questione degli scontri di Ferguson in accordo con gli standard internazionali”. “Spero che le indagini rivelino la verità sull’omicidio di Mike Brown”, ha aggiunto il ministro. Una provocazione, dato che il governo del Cairo la settimana scorsa era stato accusato in un report di Human Rights Watch per i protestanti morti durante gli scontri al Cairo nell’agosto 2013. Critiche arrivano anche dalla Russia, che sul sito del canale satellitare Russia Times, vicino alle politiche del presidente Vladimir Putin, propone un live blog per raccontare ora per ora gli scontri tra polizia e manifestanti a Ferguson e le condizioni sempre più incerte dei giornalisti. “La polizia militarizzata si scontra violentemente con i manifestanti di Ferguson”, è il titolo dell’articolo che viene costantemente aggiornato con i tweet dei giornalisti americani e internazionali sul campo, le foto e i video degli scontri. È il caso anche dell’Iran, che sulla sua Press Tv fa il conto dei dispositivi e veicoli militari “prestati” alla polizia per tenere sotto controllo le proteste nel missouri. Oltre alla stampa si è espressa anche la Guida Spirituale iraniana Ayatollah Khamenei, che in un tweet scrive: “Gli Stati Uniti sono i più grandi violatori dei diritti umani. Commettono crimini contro la loro gente”.