Le autorità sanitarie tedesche danno quasi per escluso che una donna, proveniente dall’Africa e ricoverata in isolamento in un ospedale di Berlino, in seguito alla denuncia di sintomi che coincidono con quelli del virus ebola, sia stata infettata. Dopo alcune ore di tensione nella capitale tedesca è quindi stato ritirato l’allarme. Questa mattina, la donna, 30 anni, ha denunciato i sintomi dell’infezione in un ufficio di collocamento, nel quartiere di Prenzlauer Berg, che è stato subito isolato dalla polizia. Dopo aver appreso che la donna era stata in Nigeria una settimana fa, i dipendenti hanno avvisato i servizi di emergenza, che l’hanno trasportata in ambulanza alla clinica Charité della città. Le autorità hanno transennato l’edificio, senza consentire di uscire alle circa 600 persone che si trovavano all’interno. Tuttavia, dopo i primi controlli, gli esperti hanno pressocché escluso che si tratti di un caso di ebola e le hanno diagnosticato un’infezione intestinale. Ma prima di escludere definitamente che si tratti di ebola, i medici preferiscono aspettare i risultati delle analisi del sangue. Una portavoce della clinica ha precisato che non si sa quando questi saranno pronti. Da parte sua, un portavoce dei vigili del fuoco ha riferito che le persone bloccate nella struttura hanno potuto lasciare l’edificio dopo due ore. Sei persone che sono entrate in contatto con la paziente sono state trasferite in ospedale per precauzione.

Rientrano allarmi in Austria e Spagna
Sollievo anche per un altri due casi sospetti. La donna britannica trovata morta a Vomp in Austria, dopo un viaggio in Nigeria, non era affetta dal virus. La cittadina britannica di 48 anni era rientrata il 12 agosto in Tirolo, da un viaggio nel paese africano ed era morta poco dopo nella sua abitazione. Ma, come ha comunicato il land Tirolo, non si tratta di Ebola, dal momento che il test ordinato dal medico distrettuale ha dato esito negativo. Neanche il paziente spagnolo posto in isolamento ieri in un ospedale nel nord della Spagna è infetto. Lo riferiscono le autorità sanitarie e gli esami cui è stato sottoposto, dopo essere stato ricoverato in un ospedale di Basurto, nei Paesi Baschi, sono risultati negativi, mentre, invece, risulta avere la malaria. Da alcuni giorni il paziente era tornato dalla Sierra Leone, uno dei Paesi maggiormente colpiti dal virus, dove si era recato per motivi di lavoro. Come riferiscono le autorità sanitarie, il paziente, che comunque resterà in isolamento come “misura di sicurezza”, è “in buone condizioni”. Si tratta del secondo caso sospetto in Spagna dal fine settimana, quando un uomo di nazionalità nigeriana è stato ricoverato e posto in isolamento ad Alicante per febbre alta, vomito ed emorragie. Anche in questo caso gli esami per l’ebola sono risultati negativi.

Oms: “84 morti e 113 nuovi casi in 3 giorni”
Continua, intanto, a crescere il bilancio dell’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Tra il 14 e il 16 agosto 2014, un totale di 113 nuovi casi (confermati o sospetti) e 84 decessi sono stati segnalati in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Lo ha annunciato oggi l’Oms. Dallo scoppio dell’epidemia nei 4 Paesi colpiti si contano 1.229 decessi su un totale di 2.240 casi. L’Oms ha aggiornato il suo bilancio, spiegando che i casi segnalati tra Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone sono 2.240. L’Oms avverte che le misure per limitare i viaggi in aree fortemente infette, compresa la messa in quarantena di interi villaggi e contee, stanno però limitando l’accesso al cibo in molti casi.

Liberia, recuperati ultimi 17 pazienti fuggiti
Gli ultimi 17 pazienti fuggiti dalla clinica di Monrovia sono stati ritrovati e riportati in un centro di cura nell’ospedale della capitale liberiana. Lo rende noto il ministro dell’Informazione Lewis Brown. Le 37 persone erano scappate dalla clinica sabato quando residenti della baraccopoli West Point hanno preso d’assalto la clinica per protestare contro il trasferimento di malati nel quartiere. A nessuna delle persone fuggite era stata confermata l’infezione dal virus dell’ebola e si trovavano infatti in ospedale in isolamento per accertamenti. 

Su internet è boom di falsi medicinali
Dai supplementi dietetici alle nanocapsule d’argento, fino a sostanze non meglio identificate ma su cui ci sarebbero centinaia di studi sulla loro efficacia: sono i prodotti venduti su internet che promettono di prevenire o curare il virus Ebola, ma in realtà sono falsi, inefficaci e non testati scientificamente. A invitare a diffidarne e segnalarli è la Food and Drug Administration (Fda), l’ente Usa che regola farmaci e cibi, che ha diramato un avviso ai consumatori, invitandoli a fare attenzione. Da quando è scoppiata l’epidemia di Ebola in Africa occidentale l’Fda ha infatti ricevuto diversi reclami e lamentele su vari prodotti pubblicizzati per la loro capacità di prevenire e trattare l’infezione. Attualmente invece, spiega l’Fda dal suo sito, “non ci sono vaccini da noi approvati o farmaci in grado di prevenire o trattare Ebola. Anche se alcuni vaccini e farmaci sperimentali sono in via di sviluppo, si tratta di prodotti ai primi stadi di sviluppo, ancora non testati pienamente quanto a sicurezza ed efficacia e le cui scorte sono molto limitate”.