Per la fornitura di armi italiane ai peshmerga curdi, baluardo contro la diffusione e rafforzamento del califfato creato dall’Isis (lo Stato Islamico) in Iraq,  potrebbe essere questione di ore. Dopo l’informativa del governo alle Camere, in programma mercoledì, i tempi per il ponte aereo sarebbero strettissimi: secondo fonti citate dall’Adnkronos, non si esclude che il primo aereo C-130J carico di armamenti per i combattenti curdi possa arrivare a destinazione anche in 2 o 3 giorni. Una possibilità che sta animando un vivace dibattito.

Secondo la Rete Italiana per il Disarmo, sarebbe “un paradosso: se continuiamo a pensare che nell’emergenza l’unica soluzione sia armare quelli che ci sembrano i meno peggio al momento in quella regione, ci saranno sempre più problemi e sempre più morti”. A sottolinearlo è il portavoce, Francesco Vignarca. Deputati e senatori “devono dire di no perché i soldi degli italiani servirebbero per interventi più necessari, più diretti e concordati con la società civile locale e non con i peshmerga curdi, che vogliono essere armati per avere più potere quando ci sarà una spartizione di potere”. E poi, aggiunge Vignarca, “non dobbiamo dimenticare che l’Isis non è un gruppo strutturato, è stato creato da molte forniture di armi. Purtroppo – lamenta – sembra sempre che l’occidente segua la logica di armare il gruppo che sembra più vicino, tranne non poi accorgersi che diventa pericoloso e allora bisogna armarne un altro”. Dall’Iraq, ricorda ancora il portavoce della Rete per il disarmo, “ci arrivano segnalazioni da associazioni che chiedono perché l’Italia manda acqua e biscotti, che lì ci sono, e non manda altro. Sembra il classico: facciamo qualcosa tanto per farlo senza pensare a cosa serve veramente”. Dunque “niente armi e più aiuti umanitari, quelli che servono alle popolazioni locali”.

Di diverso avviso è la Rete Kurdistan Italia. “Qui non si sta parlando di due fazioni che combattono tra loro per questioni di interesse. In questo caso abbiamo da un lato una popolazione che vive di agricoltura e dall’altra milizie assetate di sangue che massacrano le persone sono perché appartengono a una religione diversa”. Ecco perché Ismail Orde, esponente della Rete, sottolinea che “le armi europee sono essenziali per aiutare i peshmerga nello sforzo che stanno sostenendo, alle prese con un’associazione terroristica ricca e organizzata che sta crescendo di giorno in giorno”. La rete jihadista dell’Isis “conquista sempre più militanti e punta ad impossessarsi dei giacimenti di petrolio. Va fermata in qualche modo perché ogni giorno abbiamo notizie di nuovi massacri ed esecuzioni. L’Europa -conclude- si è mossa con tempestività, ora bisogna far arrivare un aiuto concreto a chi sta combattendo contro i terroristi”.

Le pianificazioni dell’intervento vengono messe a punto in queste ore presso gli stati maggiori. Saranno gli esponenti del governo a delineare nel dettaglio la fisionomia dell’iniziativa italiana, su cui l’esecutivo ha voluto informare preventivamente il Parlamento. Nel frattempo, è da qualche giorno che si susseguono tra Roma ed Erbil i voli nell’ambito della missione di aiuto italiana che ha trasportato nelle zone del conflitto acqua, viveri e generi di prima necessità. Quanto alle armi e alle munizioni che potrebbero essere fornite dall’Italia ai peshmerga per le operazioni dirette ad arrestare l’avanzata dei jihadisti dell’Isis, un limite tecnico è costituito dal fatto che i combattenti curdi utilizzano e hanno sempre utilizzato materiali di fabbricazione ex sovietica.

Per quanto riguarda l’Italia, nell’ambito dell’iniziativa comune che ha preso forma all’ultimo consiglio europeo, non si esclude quindi di fare eventuale ricorso ai kalashnikov, circa 30 mila, e alle tonnellate di munizionamento sequestrati nel 1994, nel pieno delle guerre nei Balcani, ad una nave da trasporto partita dall’Ucraina e diretta a Spalato. Possibile anche la fornitura di armi ‘non letali’ come puntatori laser, dispositivi anti-bomba, giubbotti antiproiettile, sistemi di comunicazione radio. E forse anche, ma sono in corso valutazioni di compatibilità con gli attuali standard operativi e addestrativi delle milizie curde, qualche vecchia mitragliatrice Browning o fucili mitragliatori Mg da anni non più in uso presso le forze armate italiane.