A Siena cerchi il basket e non c’è più. Cerchi il calcio e non c’è più. La Mens Sana Basket e la Robur Siena in realtà esistono ancora ma entrambe ripartiranno dalla quarta serie nei loro rispettivi campionati. Sono lontani i tempi in cui fioccavano gli scudetti sul parquet senese, lucidato a dovere dalla banca, anch’essa senese, che ha fatto le fortune del basket cittadino poi fallito quest’anno. Stessa sorte per il calcio che più umilmente ha lottato per mantenere la serie A, riuscendoci per 7 anni di fila negli anni duemila. Progetti da rivedere e delusioni sportive da digerire per la città toscana che però, nell’estate che ha svuotato di entusiasmo palazzetto e stadio, ha un luogo sacro nel quale raccogliersi, dove il tempo sembra fermo al medioevo, le crisi finanziarie non esistono, dove tutto è passione, la stessa con cui Mario Luzi descrisse questo miracolo che a Siena, in Piazza del Campo si compie da secoli: .“Il Palio è il Palio. Nessuna interpretazione sociologica, storica, antropologica, potrebbe spiegarlo. Sublimazione e dannazione insieme del fato di ogni singolo senese e nella sua cittadinanza. Rogo furente della senesità, in ogni caso impareggiabile conferma di essa”

Sebbene si abbia notizia del Palio di Siena sin dal XIV secolo, il conteggio ufficiale del Comune parte dal 1644 e da allora un’orgia di fantini e cavalli ha arricchito i palmares delle 17 contrade che si contendono il Palio. Storie che si intrecciano e si inseguono come quelle dei due fantini più noti e vincenti dell’era moderna. Aceto, al secolo Andrea Degortes, ha smesso da quasi 20 anni conquistando 14 successi, è ancora davanti a Trecciolino a quota 13. Quest’ultimo, Luigi Bruschelli, ha “solo” 46 anni e ha ancora altri tentativi per raggiungere o superare il fantino sardo. L’intreccio tra i due, una sorta di passaggio di consegne, avvenne proprio nell’anno del congedo di Aceto. Era il luglio del 1996, quando montava il cavallo per la Torre mentre Bruschelli era sul cavallo Quarnero per l’Oca. Il giovane principe del Palio vinse la sua prima carriera in un’edizione che verrà ricordata per le nerbate ad Aceto. Purtroppo Bruschelli senior non potrà sfidare il figlio, il diciottenne Enrico, detto Bellocchio perché durante la terza prova del Palio dell’Assunta, si è infortunato il cavallo Quietness della contrada della Giraffa. Niente Palio per il giovane fantino né per la contrada della Giraffa. Ristretto a nove il campo delle contrade che si contenderanno il drappellone dipinto secondo la tradizione storica senese. Esso rappresenta una grande testa di cavallo che emerge con forza ed è opera del bulgaro Ivan Dimitrov che riporta anche i versi di Mario Luzi nel centenario della sua nascita. Anche i cavalli alimentano il chiacchiericcio sui pronostici e tra i favoriti sono in quattro che hanno già vinto il Palio: Oppio, che correrà per il Loecorno, ha vinto a luglio l’ultimo Palio della Madonna del Provenzano (il fantino era Salasso), Istriceddu andato in sorte alla Selva, Morosita I col Drago e Lo Specialista con l’Aquila. L’estrazione a sorte stavolta ha lasciato fuori l’Oca, la contrada più vincente nella storia con 65 carriere conquistate e la Lupa, che rimarrà, ancora per un anno almeno, “la nonna” ossia la contrada che non vince da più tempo (dal 2 luglio 1989). Tornando ai fantini, i recordman assoluti sono da ricercare nei secoli addietro: Mattia Mancini detto Bastiancino e Francesco Santini, meglio noto come Gobbo Saragiolo hanno vinto 15 volte. Bastiancino vinse con nove contrade differenti, tra il 1759 e il 1779; il Gobbo Saragiolo conquistò i propri successi dal 1823 al 1853. Lo stesso Aceto, a quota 14 è affiancato da Pavolino che correva nel XVI° secolo e Caino nel XVIII°.

Storie che pur lontane nel tempo arrivano oggi intatte grazie alla letteratura ma anche al cinema che ha dedicato al Palio alcuni film. In uno in particolare, quello di Luigi Zampa del 1957 intitolato La ragazza del Palio alcune delle comparse erano fantini veri e uno di questi, Pietro De Angelis detto Pietrino, vincitore di due “carriere”, morì proprio durante le riprese a causa di un infarto. Il film “lanciò” anche l’unica donna fantino del Palio moderno, Rosanna Bonelli, detta Diavola e ancor più nota come Rompicollo, che partecipò alle riprese di un Palio simulato, sostituendo il fantino della Pantera prima (all’insaputa della produzione) e la controfigura della protagonista poi. La ragazza si fece così notare e coronò il suo desiderio di correre realmente nel Palio del 16 agosto del 1957 vestendo il giubbetto dell’Aquila. Fu la sua prima e ultima volta sul tufo senese, una carriera che non la vide vittoriosa come nel film ma le valse il titolo di “fantino onorario” della contrada. Affascinante e sanguigna la storia del Palio di Siena che stasera dalle 19 si offre intatta, dopo secoli, ai turisti che riempiono Piazza del Campo e si assiepano sulle terrazze private nell’attesa spasmodica che il mossiere abbassi il canape. Cultura, tradizione, equitazione ma in fondo sempre pura competizione perché, come disse Dante Alighieri nel 1305 “Molti corrono il Palio, ma uno è quello che ‘l prende”.