Il primo passo lo hanno fatto con la raccolta differenziata, oltre dieci anni fa. Poi, investimento dopo investimento, hanno raggiunto l’autosufficienza energetica, avviando insieme un sistema per il riutilizzo dell’acqua di docce e piscine. Sono gli stabilimenti balneari green, quelli che negli ultimi anni sono riusciti a unire imprenditoria, progresso tecnologico e rispetto per l’ambiente. Dimostrando, con la pratica, che esiste un modo di fare turismo a basso impatto. Secondo l’associazione Ecospiagge, oggi l’Emilia Romagna è tra le regioni più virtuose, e da Bellaria a Misano Adriatico, si possono incontrare almeno 40 strutture dove si promuovono e si applicano comportamenti all’insegna dell’ecologia. E il numero è in aumento. Qui i proprietari reinvestono parte dei profitti, per installare impianti all’avanguardia e consumare così meno acqua e meno energia

“Dal 2003 a oggi abbiamo fatto tutto ciò che di ecosostenibile si può fare negli stabilimenti” racconta Domenico Marchetti, presidente di Ecospiagge. Nata 11 anni fa, oggi l’associazione riunisce oltre 50 strutture in tutta Italia, anche se è la Romagna, con i suoi 40 associati, a fare da padrona. “Chiediamo un impegno a favore dell’ambiente. Noi non abbiamo l’autorità di controllare. Possiamo mostrare il nostro esempio, dare consigli e aiuto a chi vuole seguirlo”. Nel suo bagno, il numero 97 di Riccione, Marchetti ha cominciato con la cosa più semplice: separare la plastica dal vetro e dalla carta, e invitando i bagnanti a fare lo stesso. “Abbiamo iniziato con la raccolta differenziata più di dieci anni fa”.

Oggi Marchetti ha un impianto per il recupero dell’acqua delle docce, che viene usata una seconda volta per i wc. Un modo con cui riesce a risparmiare, ogni estate, almeno 100 metri cubi d’acqua. Ma non solo. Sopra le cabine ha montato pannelli fotovoltaici, grazie ai quali la struttura è autosufficiente a livello energetico. L’ultima iniziativa è il premio ecologico per i bagnanti che arrivano a Riccione in bus o in treno. “Spesso i clienti che abbandonano l’auto sono considerati turisti di ‘serie B’. Per noi, invece, sono sempre stati di ‘serie A+’. Per questo, da un paio d’anni, li premiamo, con un kit ecologico da 10 euro. In questo modo uniamo spirito imprenditoriale al rispetto per l’ambiente. E i turisti apprezzano: molti scelgono la nostra struttura proprio perché è ecosostenibile”.

Risalendo lungo la costa s’incontra il Bagno Giulia, il numero 85 di Riccione, che è il primo stabilimento entrato a far parte del progetto sul turismo sostenibile, promosso dalla Provincia, Agenda 21. Anche qui la svolta eco risale al 2003. E in 11 anni è stata fatta parecchia strada: ci sono riduttori di flusso e rubinetti a tempo, impianti per il recupero dell’acqua, pannelli fotovoltaici, passerelle in legno riciclato e strutture costruite interamente con materiali a basso impatto ambientale.

C’è poi chi, oltre alla salvaguardia dell’ambiente, ha puntato sull’accessibilità e dichiarato guerra alle barriere architettoniche. A Viserba di Rimini, ad esempio, Alessandro Bologna gestisce uno stabilimento, il numero 38, dove non va perso niente, si riutilizza ogni singola goccia d’acqua, compresa quella piovana, e dove possono entrare senza alcuna difficoltà disabili e persone con problemi motorie. “Noi abbiamo iniziato nel 2009. All’epoca chi sceglieva questa strada lo faceva per spirito civico, non certo perché c’erano grossi incentivi da parte delle istituzioni“. Con circa 15 mila euro di investimento ha costruito passerelle, pedane per non vedenti, insegne in braille, carrozzine in grado di andare sulla spiaggia e in acqua. E nell’ultimo anno ha seguito un corso di aggiornamento per imparare ad accogliere anche famiglie con bambini autistici. “L’ho fatto per sensibilità personale, perché avendo viaggiato molto ho visto esempi all’estero di spiagge aperte a tutti