Un pensiero per Daniele Greco, che l’altro ieri si è rotto il tendine d’Achille nel corso del riscaldamento della gara di salto triplo agli Europei di Zurigo 2014. Per cinque motivi.

Perché è uno dei pochi, grandi talenti della nostra piccola atletica leggera, che (triste dirlo, ma questa è la realtà) ha già perso Andrew  Howe, proprio per un infortunio analogo, e adesso soffrirebbe tantissimo ad assistere al declino di un’altra delle sue maggiori speranze.

Perché vedere un atleta infortunato è sempre triste, e ancor di più se della bravura, della potenzialità mai totalmente espressa di Daniele. Come un uccello dall’ala storpiata che non può volare. Negli ultimi mesi era stato tormentato dai dubbi e dai dolori di una maledetta peritendinite. “Ci vado o non ci vado agli Europei?”, si chiedeva. Ha deciso di rischiare, spinto probabilmente dal suo spirito d’atleta, che – chi fa sport lo sa – non permette di restare troppo a lungo lontano dalle gare. È andata male: nel riscaldamento il tendine infortunato ha fatto crack.

Perché è davvero sfortunato, Daniele. Nella gara più importante della carriera, alle Olimpiadi del 2012, è arrivato “solo” quarto, a 14 centimetri dal podio, per una medaglia di legno che significava tanto per un 23enne ma valeva nulla nel palmares. Un anno dopo, ai Mondiali di Mosca dove si presentava da favorito (appena laureatosi campione europeo con il primato di 17,70), si è infortunato mentre si preparava alla gara. Un incubo, replicato e peggiorato l’altro ieri a Zurigo.

Perché stavolta rialzarsi e tornare a saltare (anzi, a volare, perché i suoi non sono semplici balzi), purtroppo non sarà facile. Il tendine d’Achille è una parte fondamentale nella macchina di un atleta, figuriamoci di un triplista che lo sollecita continuamente. La sua rottura può anche metter la parola fine alla carriera. Noi facciamo tutti gli scongiuri. Di certo ci vorrà grande pazienza, forza di volontà e non meno di sei mesi di riabilitazione.

Perché, non bastasse tutto questo, Daniele lo sento particolarmente vicino. Sono un suo tifoso. È delle mie parti, della Puglia meravigliosa. E l’ho anche conosciuto di persona. A Londra, due anni fa. Io, un po’ giornalista e un po’ bambino nel Paese dei balocchi, lui talento in erba appena sbocciato e già deluso. Eravamo nel ritrovo di Casa Italia a Westminster, si festeggiava il bronzo di Fabrizio Donato. Qualche poltrona più in là Daniele Greco si rammaricava per quella medaglia sfumata di pochi centimetri, nonostante una gara al di là di ogni aspettativa. E mentre mi firmava mogio mogio un autografo che ancora conservo nel cassetto, ripeteva: “Sono sfortunato, ma ci riproverò a Rio fra quattro anni”. Appunto. Forza campione, ti aspettiamo in pista.

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