Ora, facciamo un gioco assurdo, di quelli che fanno i ragazzini, tipo “Io ero Maradona”, “Io ero Napoleone”, cose così. Ecco, mettiamo che uno dica – fa già ridere – “Io ero Angelino Alfano“. Va bene, direte, è un gioco che finisce subito per mancanza del protagonista. Però, a pensarci, a indossare tutta la pietà umana di cui si è capaci, a sforzare fino al parossismo il senso di immedesimazione, si può fare: anche solo per qualche minuto mettersi nei panni di Angelino Alfano potrebbe essere istruttivo.

Esempio: siete al governo insieme a uno che governa da solo, e anche in un ministero di peso come quello dell’Interno. E nonostante questo, per dirla con un francesismo, non vi caga nessuno. Tutti i titoli dei giornali sono per il capo del governo, Renzi, e il capo dell’opposizione (?), Berlusconi, con l’altro capo dell’opposizione, Grillo, attualmente dato per disperso. Tutto quei due, insomma. Le riforme: quei due. Il patto del Nazareno? Quei due. La legge elettorale? Idem. Si sa come funziona: i giornali hanno i centimetri quadrati contati e i telegiornali invece vanno a minutaggio. Così, se siete Angelino Alfano – tranquilli, è una fiction – qualcosa vi dovete inventare. Dai, giochiamo.

Prima mossa: l’articolo 18. Mentre infuria la battaglia sul Senato (ci sarà ma non sarà eletto, un po’ come le provincie, che ci sono, ma non saranno elette) e il Pil ci fa marameo rifiutandosi di crescere (bastardo!), Angelino butta lì una ferrea condizione: abolire l’articolo 18, una cosa nuovissima, di cui si parla dai tempi degli Aztechi. Siccome ha capito che una stupidaggine è più efficace se le si mette accanto una data (d’accordo, è Alfano, ma Renzi ha insegnato qualcosa anche a lui), trasforma la sua pretesa in ultimatum: entro la fine di agosto, cioè domani. Ecco, bravi, bella mossa. Ora venite subissati di sberleffi, sia da chi l’articolo 18 l’abolirà sul serio, ma con calma e fingendo che no, sia da chi lo difende, sia da chi dice che ormai è abolito di fatto. Insomma, risultato zero, ma intanto i giornali si sono occupati un po’ di voi, qualcuno ha persino pubblicato una foto e il grande pubblico ha reagito compostamente: “Ah, Alfano. Ma va’? Ma c’è ancora?”. Seconda mossa. Cosa può portare un po’ di consenso, almeno dall’uomo stanco e spiaggiato che si gode la sua settimana di ferie? Beh, l’attacco agli ambulanti, questo spaventoso problema del paese, questa priorità assoluta. Basta? No. Ci vuole la mossa del grande comunicatore. E allora li chiamate “vu cumprà, unendo in due parole antiche due importanti componenti del consenso popolare: l’ignoranza e la volgarità. Ecco che tornate sui giornali. Bravi! Visto? State imparando a giocare.

E ora – coraggio! – innovate un po’. Osate di più. Alcuni esempi. Alfano si scaglia con veemenza contro i terremoti, chiedendo una moratoria internazionale di tre anni. Titoloni. Alfano annuncia tolleranza zero sulle zanzare, i coloranti nelle bibite, i gavettoni in spiaggia e la grandine che rovina le vigne. Altri titoloni. Coraggio, non frenate l’Angelino che è in voi! La pasta con le vongole, bianca o rossa? Angelino Alfano tenta la mediazione, rimettendo il suo partito al centro della scena politica. E le patatine fritte, eh? Ne vogliamo parlare? Ketchup o maionese? Angelino Alfano chiede una regolamentazione definitiva entro il 3 settembre. Ok, vuoi continuate a giocare, io mi fermo qui. Essere Angelino Alfano è una faccenda abbastanza spossante e persino – duole dirlo – piuttosto inconcludente.

Il Fatto Quotidiano, 13 Agosto 2014