“La sperimentazione di un farmaco è sempre necessaria“, anzi “imprescindibile, prima che il prodotto stesso venga introdotto per l’uso di massa”. Altrimenti “si rischia di creare grande confusione“, un caos dove “i rischi potrebbero superare i benefici”. Il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, non nasconde le sue perplessità dopo il via libera degli esperti consultati dall’Organizzazione mondiale della sanità all’impiego di trattamenti ancora sperimentali, per cercare di porre un freno all’epidemia che ha colpito l’Africa occidentale.

Gli specialisti sentiti dall’Oms indicano fra i criteri etici da rispettare la trasparenza, ma “mi sembra che in questo caso di trasparenza ce ne sia molto poca, visto che di questo farmaco non sappiamo praticamente niente”, commenta Garattini all’Adnkronos Salute, riferendosi in particolare al siero made in California ‘ZMapp‘, utilizzato finora su due operatori sanitari americani contagiati in Liberia (in via di miglioramento), e sul missionario spagnolo morto martedì mattina a Madrid dopo il rimpatrio dal Paese africano dove si era ammalato.

“Ovviamente, e tengo a precisarlo – aggiunge lo scienziato – parlo sulla base di quello che conosco. Non posso infatti sapere se su questo prodotto esistono dei dati non ancora pubblici, ma noti agli esperti che hanno preso la decisione” di ammettere la somministrazione di prodotti non registrati. “Parlando in linea generale, però – ribadisce Garattini – la sperimentazione di un nuovo farmaco è sempre necessaria e anche in questa situazione niente impedisce di farla, e di allargare poi l’impiego del trattamento”. Se è vero che la mortalità per Ebola è molto elevata, “non tutti stanno morendo”, osserva lo scienziato. Certo “i casi molto gravi sono tanti” e proprio per questo, se il farmaco verrà somministrato in base alla gravità delle condizioni dei pazienti, “sarà molto difficile capire se funziona o meno“, così come valutare con precisione eventuali effetti collaterali.

Insomma, “dando tutto a tutti si rischia di creare grande confusione. Ricordiamo che il caso Stamina è nato proprio per questo“, avverte il farmacologo che tuttavia non ritiene corretto azzardare un paragone considerate le istituzioni coinvolte e i paletti stabiliti. Ma “in generale – ripete – credo che nel caso di un nuovo farmaco la linea da seguire sia sempre la sperimentazione”.