I tribunali cinesi hanno lanciato un sito web per raccogliere le soffiate sulle condotte illecite dei funzionari a ogni livello. Lo ha comunicato la Corte suprema del popolo, il massimo organismo giudiziario cinese. Chi volesse segnalare qualche irregolarità, può compilare un modulo con i presunti illeciti. Sarà poi la Corte suprema a smistare i casi ai tribunali di competenza.  

È dal novembre del 2012 – quando durante il XVIII Congresso del Partito comunista cinese Xi Jinping è stato designato presidente della Repubblica popolare – che le alte sfere della politica cinese si occupano di lotta alla corruzione. Non passa giorno che l’homepage del sito della  Commissione centrale per le ispezioni disciplinari non venga aggiornata con nuovi nomi di funzionari di basso (‘le mosche’) e alto (‘le tigri’) grado incriminanti per corruzione. Nel 2013, il totale dei funzionari incriminati e puniti ha superato le 180mila unità. Secondo i dati dello stesso Partito, solo nei primi cinque mesi del 2014, 63mila funzionari sono stati puniti.  

Da quando Xi Jinping ha preso le redini della nazione 521 funzionari sono stati espulsi dal Partito e il numero di suicidi tra di loro è cresciuto vertiginosamente. Il settimanale economico finanziario Caixin riporta 48 casi di funzionari che si sono suicidati nel 2013, contro i 21 del 2012 e i 19 del 2011. All’inizio dello scorso luglio, per quattro giorni di seguito, si è suicidato un funzionario al giorno. Poiché nella cultura tradizionale cinese i morti vanno rispettati, il suicidio potrebbe essere una tattica per proteggere famiglie, ricchezze accumulate e fazioni politiche da ulteriori indagini.  

Ma Zhang Lifan, storico e analista politico che vive a Pechino, pensa invece che uno dei motivi dell’aumento dei funzionari che si tolgono la vita sia da ricercarsi nell’improvvisa assenza di sostegno politico. E allo stesso tempo sottolinea il fatto che non si può ignorare il nesso con la campagna anti corruzione. Anche durante le campagne politiche di Mao Zedong, infatti, il tasso dei suicidi era salito vertiginosamente. Ma ci sono anche altre spiegazioni possibili. 

Online ci si domanda come si fa ad essere sicuri che questi funzionari si siano suicidati e non siano stati uccisi per coprire qualcuno più in alto di loro. Si nota come le “tigri” finora messe sotto indagine siano tutti nemici politici dell’attuale presidenteBo Xilai, l’ex principino rosso che sembrava destinato a diventare il novello Mao; il generale in pensione Xu Caihou, già membro del Politburo, vice presidente della Commissione militare centrale e incaricato di supervisionare le nomine all’interno dell’Esercito popolare di liberazione e, ultimo in ordine di tempo e più in alto ancora in grado, Zhou Yongkang, l’ex zar dei servizi di sicurezza cinesi, il potentissimo numero 9 che nella scorsa nomenklatura era a capo della Commissione militare.  

E c’è di più. Tra le varie richieste che hanno portato alla nascita del del Movimento dei nuovi cittadini, quella più pressante era la pubblicazione online di redditi e patrimoni dei funzionari per permettere ai cittadini di verificare con i propri occhi se i funzionari conducevano una vita al di sopra delle loro possibilità e denunciarli nel qual caso per corruzione. I loro leader, tra cui il noto avvocato per i diritti civili Xu Zhiyong, sono stati processati a gennaio di quest’anno e condannati a diversi anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”.  

Il fatto che a otto mesi di distanza sia lo stesso governo a incoraggiare la delazione attraverso un sito ufficiale, non lascia prevedere nulla di buono. Di fatto – come sottolinea al quotidiano di Hong Kong South China Morning Post l’esperto della Beihang University di Pechino Ren Jianming – la campagna contro la corruzione sta affrontando i sintomi piuttosto che la radice della corruzione in Cina. “Il terreno che alimenta la corruzione deve ancora essere debellato. La Cina ha bisogno di un sistema politico aperto e trasparente”.

di Cecilia Attanasio Ghezzi