La tanto attesa pubblicazione del rapporto della Commissione Intelligence del Senato americano sui metodi di interrogatorio utilizzati dalla Cia per i sospettati di terrorismo ha creato negli ultimi giorni una controversia tra la Commissione, l’agenzia di intelligence e l’amministrazione Obama.

Proprio la settimana scorsa Obama aveva confessato. “Abbiamo torturato un po’ di gente, fatto cose contrarie ai nostri valori”. Il divieto dell’utilizzo della tortura- che la Cia preferisce chiamare “enhanced interrogation techniques” (tecniche di interrogatorio rafforzate) è stata una delle principali promesse della campagna presidenziale di Obama. Il commento del presidente degli Stati Uniti è arrivato a ridosso della pubblicazione del rapporto sui metodi di interrogatorio e sugli abusi e le torture compiute dalla Central Intelligence Agency sui prigionieri nel periodo successivo all’11 settembre. Una pubblicazione che il presidente della Commissione Intelligence del Senato americano, Dianne Feinstein, ha deciso poi di rimandare perché è emerso che alcuni fatti chiave ed elementi piuttosto oscuri sono stati censurati illecitamente.

Nel dossier sono raccolte le informazioni che raccontano come gli ufficiali della Cia hanno creato delle false identità e poi hackerato i computer del Senato per spiare lo staff del comitato predisposto a preparare la relazione. L’amministrazione Obama si è spinta fino a redigere gli pseudonimi creati specificamente per proteggere i nomi degli agenti della Cia coinvolti negli interrogatori. E ha redatto informazioni cruciali sulle brutali violazioni dei diritti umani perpetrate dai dipendenti dell’agenzia di intelligence durante gli interrogatori, come la famosa tecnica del waterboarding. Quella che Sarah Palin, la candidata alla vicepresidenza nel 2008, definiva come il “battesimo dei terroristi”. Da ricordare anche i sistematici abusi sui detenuti nella prigione di Abu Ghraib a Baghdad o a Guantanamo. E le prigioni segrete.

La Casa Bianca ha permesso che la Cia depennasse a suo piacimento ciò che avrebbe potuto crearle imbarazzo. Complice nel voler nascondere le torture invece di difendere le vittime. Langley ha giustificato questa censura rivendicando la necessità di mantenere le fonti e i metodi utilizzati dagli agenti segreti. Quello che però sta tentando di nascondere l’agenzia è la tortura, che dovrebbe essere vietata per legge.

La Feinstein ha promesso che la pubblicazione del rapporto avverrà solo quando le verità oscurate verranno ripristinate. La censura è l’ultimo di una serie di tentativi inappropriati da parte della Cia di tentare di mascherare il rapporto, che dovrebbe dimostrare che la tortura era molto più frequente e crudele di quanto precedentemente riconosciuto.

Ma la Cia non è solo intenta a coprire le torture. Nasconde al pubblico anche le informazioni sulle extraordinary rendition, ovvero sui rapimenti delle persone e le detenzioni illegali. Mercoledì Gawker ha riportato la storia di Khadija al-Saadi che nel 2004, quando aveva dodici anni, venne rapita a Hong Kong e portata in Libia durante un’operazione segreta della Cia e dell’MI-6. Suo padre, oppositore del dittatore libico Gheddafi, era l’obiettivo principale dell’operazione. Anche la storia di questa famiglia viene raccontata nel rapporto della commissione Intelligence.

Sono informazioni che già conoscevamo ma che avranno ancor più valore una volta dimostrate dalla pubblicazione del dossier. Creando certamente anche problemi all’amministrazione Obama che aveva sempre dichiarato di aver messo fine agli interrogatori disumani approvati durante l’amministrazione Bush, facendone quasi un vanto.