L’Italia e la Spagna sono due paesi che si attraggono e alle volte si guardano con sospetto. Nella seconda metà degli anni ’30 sul suolo italiano muoveva i primi passi Juán Carlos di Borbone, monarca che ha abdicato dopo 40 anni di regno. In quegli stessi anni Carlo Rosselli, uomo di lettere impegnato in politica, usava le frequenze di Radio Barcellona per lanciare il suo proclama antifascista. Tuttavia, man mano che italiani e spagnoli si conoscono scoprono di essere diversi. Il dinamismo imprenditoriale è il punto di forza dell’Italia, l’efficienza dei servizi pubblici il motivo di orgoglio della Spagna. L’Italia ha un eccesso di debito pubblico, la Spagna una eccedenza di debito privato.  

Diversità, sospetti e, alle volte, accesa competitività. Secondo i dati dell’Unwto (United Nations World Tourists Organization) la Spagna ha da tempo superato il nostro paese nella capacità di attrazione dei turisti raggiungendo il quinto posto a livello mondiale con 56 milioni di visitatori, contro i 46 milioni sedotti dal Belpaese.  

La competitività non esclude solide contiguità commerciali: il volume di affari tra i due Paesi è ragguardevole, oltre 40.000 miliardi di euro, cifra superiore alla somma del commercio dell’Italia con economie emergenti quali Cina, India e Brasile. Le Camere di commercio italiane hanno un ruolo di primo piano in rapporti commerciali nei quali le aziende italiane sono tra le prime fornitrici delle imprese spagnole. Ne parliamo con Emanuela Carmenati, presidente della Camera di Barcellona, istituzione che ha recentemente celebrato i suoi cento anni di attività nella promozione del commercio italiano.

Presidente Carmenati, da cento anni la Camera è presente a Barcellona, un legame commerciale antico quello tra l’Italia e la Catalogna.

Sì, un antico legame. Pensate che la Casa degli italiani prossimamente celebrerà i 150 anni, sono tante le testimonianze di imprenditoria italiana prima della nostra Camera. Che nacque nel 1914 per rafforzare una realtà ben radicata sul suolo catalano. 

Com’è cambiato nel tempo il ruolo della Camera di commercio?

Forse non è cambiato tanto negli ultimi novant’anni come negli ultimi dieci anni. Le nuove tecnologie, i viaggi low cost, i nuovi mercati…, le distanze, e quindi la concezione stessa del tempo, sono totalmente differenti. Gli spostamenti oggi sono economicamente accessibili a tutti. Nello specifico, devo aggiungere che grazie al Sistema Italia le Camere all’estero tessono una rete che, sotto l’ombrello di Assocamerestero, porta nel mondo, in pochi secondi e in modo coordinato, gli impulsi del mercato italiano. È fantastico! Un valore aggiunto apprezzato da altri paesi.    

La creatività italiana sembra trovare uno sbocco naturale in Catalogna?

Giusto. In realtà è un complemento naturale del modo di essere catalani, sempre molto seri e operosi. La creatività ha posto ovunque, ma qui si compie il binomio competenza – competitività che muove le montagne.

Per le strade di Barcellona si avverte la forte presenza italiana nel campo della ristorazione, in quali altri settori si segnalano le imprese nostrane?      

Sono presenti nel lusso, nel design, nell’alta tecnologia, nel settore farmaceutico. Confesso che ci sono farmaci che posso comperare solo in Italia, e che poi vedo essere prodotti da aziende italiane in Catalogna. Strane combinazioni commerciali, ma mi fa piacere che sia così. Comunque basta fare una passeggiata nell’elegante Paseo de Gracia per capire il peso del made in Italy.

Spesse volte aziende spagnole operanti nel mondo della moda o del design usano nomi commerciali italiani per avere maggiore appeal.

Indiscutibile, ma non ci preoccupa, anzi.

Possono sempre copiare i nostri prodotti, mai quello che più piace di noi: il nostro stile di vita, la nostra maniera di essere, e questo non lo potranno mai copiare.

Il dibattito sull’indipendentismo catalano potrà incidere sui futuri rapporti commerciali?

Ammiro chi può rispondere a una domanda come questa, a me risulta impossibile. Si sa ancora poco del processo che si vorrebbe avviare. C’è poca informazione, quindi continuiamo a fare gli spettatori.