Si continua a sparare a Donetsk roccaforte dei separatisti e capitale industriale nell’Ucraina sud-orientale. Sono già nove i morti. Un ospedale del centro di Donetsk è stato colpito da un proiettile di artiglieria e almeno una persona è morta, secondo fonti sanitarie locali. “C’è stata un’improvvisa esplosione, un colpo di mortaio ha colpito la finestra, tutta l’attrezzatura è andata distrutta”, ha raccontato Anna Kravtsova, un medico dell’ospedale. La persone rimasta uccisa era un paziente in cura. I danni maggiori si sono riscontrati nel reparto di odontoiatria ma il Vishnevskiy è uno degli ospedali più grandi di Donetsk. Ma nella città, sotto assedio da ormai da tre giorni, ieri notte sono stati sparati diversi colpi di artiglieria che hanno fatto tre vittime civili, mentre i feriti invece sono stati cinque. A essere colpito è stato il quartiere di Budionovski, nella periferia sud della città. Otto edifici sono stati danneggiati. Sono stati sparati colpi anche in direzione in direzione del centro nella zona in cui si trova la sede dei servizi segreti trasformata dai miliziani separatisti in una propria base. Nel conflitto ucraino hanno perso la vita già 1100 persone. 

Una bomba d’artiglieria è invece esplosa vicino a una fermata d’autobus a Gorlivka, località dell’Ucraina orientale controllata dai ribelli separatisti e sotto attacco da parte delle forze di Kiev, uccidendo almeno cinque civili e ferendone altri dieci. Secondo il comune è stata distrutta una stazione elettrica, con parte della città rimasta al buio.

Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, è atterrato a Kiev. L’Alleanza atlantica – ha scritto Rasmussen su Twitter – è pronta a “offrire sostegno politico” all’Ucraina. Il segretario generale della Nato prevede di incontrare il presidente ucraino Petro Poroshenko, il premier Arseni Iatseniuk, il ministro degli Esteri Pavlo Klimkin e il presidente del parlamento Oleksandr Turcinov.  Ieri la Nato aveva espresso forti preoccupazioni: “La Russia ha ammassato circa 20mila truppe pronte a combattere al confine orientale ucraino. È una situazione pericolosa. Condividiamo la preoccupazione che la Russia – aveva detto il portavoce  ana Longescu –  possa usare il pretesto di una missione umanitaria o di peacekeeping come una scusa per inviare truppe nell’Ucraina orientale. Qualsiasi deterioramento della situazione umanitaria nelle aree controllate dai separatisti nell’est ucraino è dovuto alla continua destabilizzazione da parte della Russia. Mosca permette il flusso di armi e combattenti attraverso il confine. Questo conflitto è alimentato dalla Russia. Continuiamo a sollecitare la Russia a ritirare tutte le sue forze militari dal confine ucraino, a fermare il flusso di armi e ad esercitare la sua influenza sui separatisti armati, affinché depongano le armi e rinuncino alla violenza”.

Torna in fiamme anche Maidan Nezalezhnostila piazza Indipendenza di Kiev cuore della rivolta che tra novembre a febbraio ha portato alla caduta del regime del presidente Viktor Ianukovich. I manifestanti hanno dato fuoco ai pneumatici ammassati in piazza e nella zona adiacente per impedire agli operatori comunali di rimuovere le tende e le barricate. Alcuni dimostranti hanno anche lanciato pietre contro i circa 300 operatori giunti in piazza. I manifestanti hanno lanciato pietre del selciato e bottiglie molotov contro un battaglione di militari (Kyiv-1) arrivato sul posto.