Il concerto d’apertura di lunedì 4 agosto stava per essere cancellato poi è finito in trionfo tra 400 spettatori entusiasti; quello in chiusura di domenica 10 sarà un altro happening di 12 ore in cui giovani musicisti si mescoleranno con il pubblico. Parliamo della settima edizione del Festival Sesto Rocchi, o meglio Sesto Rocchi Open Chamber Music Festival, di San Polo d’Enza (Reggio Emilia), una sette giorni (3-10 agosto 2014) di quartetti d’archi e orchestre di musica classica targata Prodi. Già perché la famiglia reggiana dell’ex presidente del consiglio – 9 fratelli, un centinaio tra figli, nipoti e pronipoti – ha anche un appassionato di musica cameristica, nonché buon esecutore di partiture per viola, che risponde al nome di Franco Prodi.

Tra i più importanti scienziati internazionali di meteorologia e docente di fisica dell’atmosfera, il 74enne Franco, fratello di Romano e Vittorio, ha anche coltivato una passione nel tempo che dal 2008 è diventata realtà: con la moglie Laura, figlia del maestro liutaio Sesto Rocchi ha raccolto attorno alle piazze e agli spazi architettonici di San Polo d’Enza importanti esecutori di musica da camera provenienti dall’Italia e dall’Europa, portando centinaia di fini conoscitori e semplici curiosi ad affollare il paese reggiano. “E’ una storia che inizia da lontano quella tra me e la musica”, spiega Franco Prodi al fattoquotidiano.it, “pur specializzandomi in fisica ho sempre proseguito i miei studi musicali fin dagli anni sessanta. Seguii mio fratello Quintilio, ottimo violoncellista e con lui suonai in vari quartetti. Anche Vittorio suonava il flauto e perfino Romano si dilettava nel solfeggio. Poi incontrai Laura, mia moglie, figlia di Sesto Rocchi, che ci portava il tè durante le prove”.

La sua prima viola Franco la compra con il primo stipendio da geofisico per l’aeronautica militare, poi una volta docente di fisica tra Modena e Ferrara comincia ad andare a lezione dal maestro Antonello Farulli, più giovane di lui: “Non si stupisca se ho 50 anni e voglio imparare come fossi un ragazzo, gli dissi entrato nel suo studio”. La storia infinita dei Prodi nel mondo culturale, sociale e politico dell’Italia del dopoguerra passa necessariamente da San Polo, dove si costruisce un piccolo festival che sembra non stonare nemmeno di un bemolle: “Nel 2007 assieme a mia moglie pensai di farmi aiutare dal maestro Farulli e puntai tutto sul concetto di un’idea di musica come formazione indipendentemente dall’età e dalle aspettative professionali”.

Così ai concerti di professionisti che si susseguono ogni sera, si affiancano durante il giorno le masterclass per giovani e meno giovani esperti della materia. Quest’anno è pure arrivata una dedica particolare allo scomparso maestro Claudio Abbado, con l’arrivo dei 38 componenti dell’orchestra Spira Mirabilis dalla Germania (molti erano allievi della Mozart diretta da Abbado ndr) che hanno suonato l’Eroica di Beethoven dopo un viaggio calvario che li ha fatti arrivare a San Polo pochi minuti prima del live: “Abbado diceva che suonare assieme era una testimonianza civile. Noi vogliamo continuare su questo solco”. Diversi industriali della zona come sponsor privati (“c’è anche una latteria del paese”), 5mila euro dal Comune, l’entusiasmo del pubblico e “un pezzo di Parmigiano Reggiano nella valigia per chi torna a casa dopo aver suonato”: “Il nostro ‘clan’ partecipa sempre scendendo da Bebbio”, prosegue Franco, “Romano ora è in Croazia ma all’inaugurazione è sempre presente.

Il segreto familiare dei Prodi? Mia mamma che a tavola aggiungeva sempre un piatto in più senza fare storie”. Passato, presente e futuro dell’Italia nella terra dei Prodi si mescolano comunque indissolubilmente: “Ho sempre lavorato nell’ambito universitario, dove ci sarebbe da fare molto per cambiare in meglio, e non ho mai fatto politica come Romano, Vittorio e Paolo. Però una cosa la dico a bassa voce: ho votato Renzi due volte alle primarie, ma l’accordo con Berlusconi è sbagliato. Se vuoi dare un messaggio nuovo, di una nuova epoca politica meglio lasciare il cavaliere dov’era”.