Per carità noi cultori della “Bellezza”, siamo felicissimi della pedonalizzazione totale di piazza di Spagna. Un provvedimento del genere ‘fa fino e non impegna’ si diceva una volta dalle mie parti, nel senso che non può trovare acerrimi oppositori (se non rischiando di passare come trogloditi) e non costa niente tranne che per le brutte, ma regolamentari, paline.

Il rispetto dei valori architettonici e paesistici dev’essere però totale per non risultare un palliativo ed effimero rimedio al degrado, quindi va completato con la cura e vigilanza dell’arredo urbano – vedi rimozione di inidonee insegne, fioriere di cemento, antenne selvagge, recinzioni di plastica arancione del cantiere a lato piazza, selciato sconnesso. Soprattutto con la possibilità di godere a 360° della splendida Piazza senza intoppi visuali di ogni genere costituti da bivacchi umani ad uso turistico e commerciale, come del resto prevedeva la Legge 1497/39 sulla protezione delle Bellezze naturali ancora oggi citata in sentenze, che proteggeva e vincolava tra l’altro: i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale e le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.

Questo vale non solo per il “Tridente” ma anche per le vie che portano a piazza Farnese, diventate nel tempo un emporio del “tarocco” (altro che made in Italy) con negozi sempre più invadenti sulla strada e maglie calcistiche appese a mò di bandiere, tali da impedire il fondale dell’altra fantastica piazza.

Si dovrebbe insomma creare un “sistema” delle piazze simbolo di Roma (e non solo) da godere integralmente cielo-terra prima che l’Unesco non ci declassi le nostre “uniche” città.