Premessa: Schettino, ovviamente, non ha tenuto alcuna lectio magistralis. Anche se il termine “lectio magistralis” è stato esplicitamente usato da fonti autorevoli, tra cui l’Ansa. 

Si è trattato invece di un intervento marginale nel corso di un incontro pubblico presso il Circolo Ufficiali dell’Aeronautica Militare (fuori dalla città universitaria). Il seminario è stato organizzato dal Master in Scienze Criminologico-forensi diretto da Vincenzo Mastronardi, professore ordinario nella Facoltà di Medicina (il cui cv contiene passaggi interessanti, tra cui l’esperienza di “refery” per una rivista scientifica, come scrive storpiando la parola inglese “referee”). L’ex comandante della Costa Concordia insomma non è mai “salito in cattedra” a La Sapienza, né ha ricevuto alcun diploma, come pure è stato raccontato.

È altrettanto ovvio però che l’episodio doveva essere evitato, visto il procedimento giudiziario in corso per reati tanto gravi. Chi ha organizzato l’iniziativa non poteva non comprendere le implicazioni etiche di un tale invito, e le conseguenze mediatiche che inevitabilmente ne sarebbero seguite. Nel naufragio del gennaio 2012 sono morte 32 persone. Schettino è sotto processo per omicidio colposo plurimo, naufragio, abbandono di persone incapaci di provvedere a se stesse, abbandono di nave, omessa comunicazione dell’incidente alle autorità marittime.

Risultato: perfino oltremanica oggi si leggono titoli sulla “lezione” dell’ex comandante, da due giorni il primo trending topic di Twitter è #LaSapienzaconvoca, impietosa presa per i fondelli dell’Ateneo, e da destra si è levata una ondata di condanne contro l’università “alla deriva” (gioco di parole di dubbio gusto). La reputazione della Sapienza è sprofondata per un giorno, e il comunicato a dir vero un po’ scomposto del Rettore non ha aiutato granché a risollevarla.

Fa rabbia che la superficialità di alcuni possa adesso essere usata per attaccare strumentalmente un Ateneo, La Sapienza, e più in generale l’università pubblica nel suo insieme, a dispetto del lavoro eroico di tanti docenti che riescono a produrre una ricerca scientifica di alto livello e competitiva nel mondo in condizioni difficilissime, tra mancanza di finanziamenti e infrastrutture, stipendi tra i più bassi nel mondo, fiumi di didattica e ingerenze baronali.

Come docente de La Sapienza sento di dovere delle profonde scuse a tutti coloro che hanno sofferto per la tragedia della Costa Concordia. Ma credetemi, il lavoro dei ricercatori del mio Ateneo, e più in generale dell’università pubblica, è lontano anni luce da queste gag.