E così dopo anni di tira e molla, l’Ecuador ha aperto il Parco Nazionale dello Yasuni, una meraviglia tropicale di biodiversità alle trivelle. Come da copione, dopo due mesi dall’inizio delle operazioni, il giorno 2 luglio 2014, Petroamazonas ha riversato circa 660,000 galloni di petrolio nei fiumi Aguarico e Parahuaico, affluenti del Rio delle Amazzoni. Vivono qui le comunità Cofan, Secoya, Kichwa e Shuar che usano l’acqua del fiume per bere, lavarsi e pescare. Il petrolio ha anche raggiunto una riserva naturale detta Cuyabeno Wildlife Reserve.

Il Parco Nazionale dello Yasuni fu aperto nel 1979, ed è ricchissimo di specie anfibie, marine, volatili e di piante che non esistono da nessuna altra parte del pianeta – giaguari, pipistrelli rari, delfini rosa. Allo stesso tempo si stima che nel sottosuolo ci siano circa 850 milioni di barili di petrolio, il 20% delle riserve petrolifere dell’intero paese. Il petrolio viene già estratto ai margini della foresta, ma le zone più spettacolari dello Yasuni – che spesso sono anche le più difficili da raggiungere – sono state lasciate intatte fino a pochi mesi fa.

L’area più sensibile è la zona Itt – che sta per Ishpingo-Tambococha-Tiputin

Petrolio ed inquinamento non sono sconosciuti all’Ecuador:  l’americana Texaco – ora Chevron – per cinquanta anni ha inquinato le foreste dell’Amazzonia più a nord dello Yasuni. C’è una causa che va avanti da venti anni a questa parte e che per ora vede la Chevron responsabile di circa 18 miliardi di danni da inquinamento da petrolio.

Nel 2005 il ministro dell’ambiente dell’Ecuador annunciò che avrebbe permesso l’estrazione di petrolio dallo Yasuni “solo” a condizione che non venissero aperte nuove strade dentro l’area Itt. Nel 2007 il presidente Rafael Correa fece ancora meglio:  annunciò alle Nazioni Unite che se l’occidente avesse versato la metà del valore del petrolio – cioe’ circa 3.6 miliardi di dollari – a un fondo dedicato alle nazioni in via di sviluppo di cui anche l’Ecuador avrebbe beneficiato, avrebbero rinunciato a trivellare l’area Itt. Dopo sette anni, dei 3,6 miliardi richiesti, ne sono stati promessi solo 330 milioni, di cui solo 13 effettivamente donati.

Nel 2012 Petroamazonas inizia segretamente a costruire strade nel blocco 31 della foresta, in barba all’annuncio del 2005 e dritto dentro un’area abitata da indigeni. La strada è stata scoperta da Salvatore Pappalardo, Massimo De Marchi e Francesco Ferrarese dell’Università di Padova e da Matthew Finer, dell’Amazon Conservation Association.

Nell’agosto del 2013 il presidente Correa abbandona il progetto “salva Yasuni-Itt” ed apre alle trivelle. Va in televisone a dire che non erano stati raccolti sufficienti fondi e che la sua decisione era stata difficilissima. Nonostante attivisti e movimentazione in varie parti del mondo, nel giugno del 2014 vengono rilasciate le prime concessioni minerarie. E cosi l’ecuadoriana Petroamazonas, la cinese Andres Petroleum Company e la spagnola Repsol possono iniziare. Si prevede di arrivare a regime nel 2016.

Per ora, deforestazione, test e sondaggi. Si stima che in pochi mesi ci siano stati circa 1400 casi di inquinamento o di disturbo alla foresta, fra cui costruzione di strade, uccisione di animali. C’è preoccupazione ovviamente anche per le comunità indigene assolutamente impreparate a convivere con l’industria pesante. Ogni settimana arrivano segnalazioni di piccoli e grandi riversamenti di petrolio. Si stima che circa il 45% dello Yasuni è ora coperto di licenze petrolifere.

Grazie a pressioni internazionali da parte di Amazon Watch, finalmente il ministro dell’ambiente dell’Ecuador, Lorena Tapia  ha deciso di aprire un’indagine sugli sversamenti del 2 Luglio. 

Petroamazonas dice che ha “solo” riversato 2000 barili, ma fonti anonime dentro Petroamazonas parlano di 660,000 galloni. Petroamazonas dice anche che hanno ripulito tutto, ma allo stesso tempo hanno “consigliato” ai residenti di Cofán Dureno di non usare l’acqua del fiume per i prossimi sei-ventiquattro mesi.

 E di grazia, che acqua devono usare? 

Amazon Watch chiede a Lorena Tapia di revocare le licenze trivellanti dei blocchi 31 e 43 e che altre concessioni non vengano aperte, fra cui i blocchi 79, 83, 29 e 28.  

Intanto, secondo ricostruzioni del quotidiano inglese The Guardian il governo dell’Ecuador stava già pensando allo sfruttamento petrolifero tramando con i cinesi mentre annunciava al mondo il suo progetto “salva Yasuni-Itt”. Come dire, non ci credevano nemmeno loro.

Per fortuna che nella costituzione dell’Ecuador c’e’ il concetto di “Sumak kawsay” che vuol dire vivere in armonia con la natura.

Qui immagini su Yasuni e gli sversamenti e le strade illegali nel cuore della foresta.