I delfini sono nati per stare in mare, un spazio tipicamente privo di confini, e se li vogliamo vedere da vicino è in mare che dobbiamo andare, invece che catturarli e confinarli a vita in vasche che in nessun modo possono supplire alle esigenze fisiche e sociali di questi animali. Sacrificare il benessere di esseri sociali e senzienti per offrire al pubblico il godimento del contatto ravvicinato, magari lucrandoci sopra è una pratica cinica e diseducativa che non dovrebbe avere posto in una società civile. Il fatto che invece continui ad averlo è indice di una grave carenza legislativa.

Lo scorso 4 agosto Lav, Marevivo e Istituto Tethys hanno congiunto gli sforzi per dimostrare che il contatto ravvicinato con i delfini, liberi nel loro ambiente naturale è non solo possibile ma anche ben più entusiasmante della contemplazione di un povero animale che avvizzisce fino alla fine dei suoi giorni isolato in una vasca di cemento, con qualche metro cubo d’acqua clorata a disposizione per i suoi movimenti. A bordo dell’imbarcazione “Pelagos”, la barca a vela di cui Tethys si serve abitualmente per le sue attività di monitoraggio e ricerca nell’omonimo Santuario dei cetacei, gli animatori dell’iniziativa hanno preso il largo e hanno potuto documentare un incontro con un gruppo di stenelle striate – eleganti delfini presenti in Mediterraneo – che hanno giocato a lungo sull’onda di prua della barca.

Certo, avvicinare dei mammiferi selvatici in mare senza disturbarli richiede esperienza e attenzione, ma è possibile. Esistono regole che fanno si che l’ingaggio e il contatto con i delfini non sia per loro motivo di turbamento, e lasci sempre agli animali la scelta se continuare o interrompere il contatto con gli esseri umani. Attività responsabili e sostenibili di dolphin-watching hanno molti vantaggi: creano posti di lavoro, arricchiscono l’offerta turistica delle località costiere, consentono a un numero crescente di persone il godimento di un vero spettacolo naturale, e soprattutto favoriscono la sensibilizzazione del pubblico ai problemi che questi animali devono affrontare per convivere con l’uomo e le sue molteplici attività: navigazione, rumore, pesca, inquinamento, urbanizzazione delle coste, manovre militari, ricerca ed estrazione di petrolio e gas dal fondo del mare, cambiamenti climatici. Tutti fattori che concorrono a rendere il mare meno ospitale per i cetacei, e che l’istituzione del Santuario Pelagos 15 anni fa si proponeva di affrontare e mitigare.

Oggi sono 54 le municipalità costiere di Liguria, Sardegna e Toscana che hanno aderito alla Carta di Partenariato con il Santuario Pelagos. Per dare concretezza a tale partenariato, è difficile immaginare un modo più efficace del coinvolgimento delle popolazioni costiere delle tre regioni in attività di tutela del prezioso ecosistema marino che è parte del loro mondo, in modo particolare favorendo il contatto del pubblico con questi affascinanti e carismatici mammiferi.