Linkedin-LogoAvete presente Linkedin, il sito in cui tantissima gente ripone ogni speranza di trovare una opportunità di lavoro?

Chissà quante volte milioni di utenti hanno immaginato questa realtà come un dono di una moderna Divina Provvidenza. Qualcuno ne avrà persino maturato una fabulistica immagine, ipotizzando, nell’azienda che gestisce il crocevia virtuale dell’occupazione, la materializzazione della quintessenza del rispetto del lavoratore, dei suoi diritti, della sua dignità e così via.

Il 4 agosto lo US Department of Labor, equivalente del nostro ministero del welfare, ha comunicato che LinkedIn sta patteggiando il pagamento di 3 milioni 346 mila e 195 dollari per la mancata corresponsione di somme relative a ore di straordinario prestate da 359 lavoratori, nonché il versamento di oltre 2 milioni e mezzo di danni correlati alla vicenda.

La transazione va a sanare la posizione dei lavoratori (ancora in servizio e anche di quelli già usciti) degli uffici che il social network professionale ha in California, Illinois, Nebraska e a New York.

Ci consola sapere che – a dispetto di quel che accade dalle nostre parti con ricorsi e interminabili cause – Linkedin ha immediatamente riconosciuto di aver violato il Fair Labor Standards Act, la normative-quadro che vieta il cosiddetto “off-the-clock work” (ossia il lavoro oltre orario) per determinate tipologie di dipendenti ad impiego predeterminato per i quali non è previsto un ruolo manageriale.

Il ravvedimento operoso di Linkedin è stato apprezzato dai funzionari federali che non hanno esitato a farne menzione nel comunicato stampa diffuso a chiusura dell’ispezione: il management dell’azienda ha collaborato in maniera fattiva e ha subito avviato ogni iniziativa utile a perfezionare i sistemi di controllo amministrativo che avevano mancato di rilevare certe situazioni poi riconosciute nel corso dell’attività investigativa.

Non c’è alcuna traccia dell’accaduto sul sito di LinkedIn, dove si vantano 300 milioni di utenti e tanti episodi importanti dell’impresa, ma tutto è bene, quel che finisce bene.

Ad onor del vero c’è un altro passaggio della “News Release” ministeriale che colpisce.

“Le prestazioni di ore di straordinario – ha dichiarato Susana Blanco, direttore distrettuale della Wage and Hour Division del Department of Labor a San Francisco -sono troppo comuni per i lavoratori americani. Questa pratica li danneggia, nega loro i salari cui avrebbero realmente diritto e porta via tempo alle rispettive famiglie”.

Nel leggere il comunicato istituzionale del Ministero statunitense mi sono chiesto se stavo sognando e soprattutto mi sono domandato perché certe cose non possano accadere anche in Italia.

Un attimo dopo mi sono apparse due donne. Dicevano di chiamarsi Elsa e Marianna e mi invitavano a risvegliarmi.

Twitter: umberto@rapetto.it