Nei corridoi di palazzo Tursi – la sede nobile del Comune di Genova ­- i non allineati la chiamano, irconicamente, la morìa delle Authority. In pochi giorni, sotto la scure della spending review genovese, sono caduti ben due organismi di garanzia dell’attività della Pubblica amministrazione. L’Authority per il controllo sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini e l’Authority di controllo sugli appalti pubblici. Strana coincidenza, in tempi di scandali, con le procure che scoperchiano ad ogni passo abissi di fango e di malaffare. Ci si affretta a cancellare proprio gli organismi di garanzia che vigilano sulla effettiva applicazione delle norme di legge. A difenderli, per il momento, è rimasto il M5S.

Il pensiero corre all’inchiesta sulla presunta spartizione degli appalti varati per procedere alla bonifica delle aree ex Ilva di Cornigliano. Lo spunto per procedere alla procura lo diede proprio l’Authority di vigilanza sulle gare (creata dall’allora presidente Piergiluio Porazza, silurato di recente dal vicesindaco Bernini) gestite da Sviluppo Genova (la società partecipata dal Comune, ma con soci pubblici e privati) creata per valorizzare le aree dismesse e favorirne il riutilizzo. La procura genovese aveva avviato accertamenti su 14 ditte interessate ai lavori di bonifica e aveva acceso un faro sull’attività di Sviluppo Genova dal 2005 al 2008, inviando avvisi di garanzia per truffa e falso all’ex vicesindaco Alberto Ghio (in qualità di ad di Sviluppo Genova) e all’ex amministratore finanziario della società, Salvatore Saffioti. Il processo il 25 settembre affronterà la svolta, cruciale, dell’udienza preliminare. Venti gli indagati in due filoni di inchiesta.

Nel primo compare un pool di 14 imprese, guidate da Gino Mamone, padrone della Eco Ge, ora in liquidazione. Il pm Francesco Pinto li accusa di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Fra gli industriali del pool figurano alcuni grandi nomi dell’edilizia: Aldo Dellepiane, ad del gruppo Demont di Millesimo; Gino Furia, patron della Furia srl di Fidenza, Giuseppe Panseri, presidente della Despe di Bergamo. La Fratelli Baraldi (che ha curato la bonifica della fabbrica di cromo Stoppani a Cogoleto) era stata esclusa dalla gara genovese in quanto cancellata dalla lista delle aziende virtuose dalla prefettura di Modena per sospette collusioni con la ‘ndrangheta a causa dei suoi rapporti con Mamone. Il secondo filone di indagine riguarda appunto gli appalti gestiti direttamente da Sviluppo Genova fra il 2009 e il 2010 e vede indagato, oltre a Ghio e Saffioti, anche l’impresario Cosimo Quinto.

I tre membri dell’Authority cancellata hanno indirizzato una lettera al sindaco Doria all’assessore al bilancio, Miceli e al presidente di Sviluppo Genova, Franco Floris. Fernanda Contri, ex giudice costituzionale, Michele Marchesiello, magistrato e Giampaolo Parodi, avvocato, lamentano che “l’esigenza di ridurre le spese e gli sprechi nella Pa di rivolga prima di tutto a quegli strumenti di garanzia che dovrebbero assicurare l’imparziale e buon andamento della stessa”. Replica di Floris al Secolo XIX: “Siamo in un momento di grave difficoltà e anche quei 70mila euro sono una spesa insostenibile. In ballo c’è il mantenimento dei posti di lavoro”. Presidente e ad di Sviluppo Genova da un mese, Franco Floris ex sindaco di Andora, è noto per la vicenda dell’Intercity Milano­-Ventimiglia deragliato ad Andora a gennaio, a causa di una frana. Floris non deve la carriera napoleonica alla sua repentina fama. Ma al sindaco Marco Doria. E al governatore Claudio Burlando che lo aveva messo alla testa di Area 24, la società che gestisce le piste ciclabili del ponente. Il suo patron politico è l’ex vicepresidente di Fondazione Carige e ora segretario di Anci Liguria, Pierluigi Vinai. Ex scajoliano, ora renziano, a maggio Vinai aveva annunciato di voler appoggiare Burlando con la sua nuova associazione, Open Liguria, in cui Floris è parte attiva. A luglio, Floris veniva insediato da Doria. Sardo di Sanluri, Floris vive da tempo ad Andora. Risulta indagato dalla procura di Savona per abuso d’ufficio in una vicenda legata alla residenza protetta Val Merula.