Un anno fa la morte di quel piccolo di appena 24 giorni venne archiviata senza troppi dubbi. I medici del 118, arrivati nell’abitazione di una coppia in un comune della Valle Brembana (Bergamo), non rilevarono niente di anomalo e pensarono a una “morte in culla” per cause naturali. Ma adesso – riporta il Giorno – il sostituto procuratore del capoluogo lombardo, Gianluigi Dettori, riapre il fascicolo chiedendo di riesumare il corpo del piccolo per poter eseguire giovedì (7 agosto) l’autopsia e stabilire le cause del decesso. La svolta è arrivata quando il padre del bambino, un operaio di 25 anni del bergamasco – che adesso è indagato per la morte – si è presentato nella caserma dei carabinieri della Compagnia di Zogno. Ha raccontato che quella sera, lui e sua moglie, una cittadina di origine indiana di 40 anni, litigarono. Lo facevano sempre più spesso, ormai. Ma quella volta, la donna, aveva in braccio a sé il figlio. E quando lui sferrò un pugno la moglie, colpì il piccolo che dopo poco morì.

Ma il racconto dell’uomo non convince fino in fondo il pm. Il sostituto procuratore ha sentito la donna che non ha confermato la versione del marito. La 40enne ha ammesso la lite, ma ha aggiunto: “Non è vero – riporta sempre il Giorno – che ha colpito con un pugno il bambino”. A minare la credibilità dell’uomo c’è il suo equilibrio psichico, che nei mesi dopo la morte del figlio si sarebbe fatto sempre più fragile. Il 25enne avrebbe iniziato a bere e ha anche tentato il suicidio. La scelta del magistrato di riaprire l’indagine è legata alla possibilità di riesumare il corpo e di ristabilire, almeno in parte, cosa accadde quella sera di un anno fa.