I primi dati sulle adesioni alla Garanzia giovani segnalano un alto numero di iscrizioni interregionali. I motivi possono essere i più svariati. Ma rimandano una richiesta di scelte politiche coraggiose. Il confronto tra Regioni “preferite” e incidenza dei giovani che non lavorano e non studiano.

Daniele Fano, 1 agosto 2014, lavoce.info

Le preferenze dei giovani

I primi dati forniti dal ministero del Lavoro sulle adesioni al programma Garanzia giovani (1) offrono una conferma chiara dell’interesse per percorsi in una Regione diversa da quella di residenza. E d’altra parte, il fatto di poter “scegliere con i piedi”(2), esprimendo una o più preferenze per le regioni di destinazione, rappresenta uno degli aspetti innovativi di questo programma. Su 138.000 aderenti dal primo maggio al 25 luglio 2014, circa 15.000 hanno optato per una o più registrazioni “esterne” (e cioè in regioni diverse da quella di residenza)(3) . In testa, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio con oltre 5000 di tali preferenze ognuna. In alcune regioni le adesioni “esterne” sono più numerose di quelle “interne”.

Un evento scontato, vista la nota propensione dei giovani italiani a cercare fortuna all’estero o fuori dalla propria Regione? Forse sì, ma per la prima volta il fenomeno chiama direttamente in causa la responsabilità delle istituzioni. Infatti, piuttosto che a una sommatoria di scelte individuali, assistiamo alla risposta a un programma preciso, raccomandato dall’Unione Europea e attuato da Stato e Regioni.

Come si ‘sceglie con i piedi’

La Garanzia giovani è un programma di politiche attive per il lavoro decisamente “sui generis”. Nasce in seguito a una campagna politica e su pressione del Parlamento europeo, che ha ottenuto dal Consiglio e dalla Commissione l’allocazione di sei miliardi nel bilancio comunitario 2014-2020. Viene avviato in Italia ai primi del 2014, con il varo di un Piano operativo nazionale (Pon), in cui le Regioni sono “enti intermedi”, ovvero attuatori nel quadro delle loro autonome responsabilità. Il piano prevede la definizione di percorsi e costi-standard, sistemi di monitoraggio e valutazione, nonché la sostituibilità da parte dello Stato in caso di inadempienze. Non da ultimo, il piano prevede la contendibilità, attraverso la quale Regioni si impegnano, analogamente a quanto avviene per il servizio sanitario, a sostenere le spese relative alle misure erogate in altre Regioni italiane a beneficio dei giovani residenti sul proprio territorio.

Ma, in concreto come si realizza il percorso della contendibilità? Il giovane può iscriversi alla Garanzia presso il portale nazionale, su un portale regionale o presso un servizio per l’impiego. Ricevute le credenziali, può completare l’adesione, selezionando la Regione o le Regioni (massimo otto) dove preferisce usufruire di una delle opportunità previste. Le Regioni hanno l’obbligo di contattare l’aderente entro sessanta giorni per una convocazione. Il giovane può accettare la convocazione di una sola Regione per un incontro presso un servizio per l’impiego per la firma di un patto di attivazione. A far data dalla firma del patto di attivazione scattano i quattro mesi entro cui riceverà un’offerta relativa a uno dei sei percorsi previsti.
L’Isfol effettua il monitoraggio dell’intero processo e del suo rispetto da parte delle Regioni.

Prime considerazioni sui numeri

Al 24 luglio scorso avevano aderito al programma 138.083 giovani di cui 80.403 sul portale nazionale e 57.680 sui portali regionali.
Le registrazioni “esterne” sono oltre 41mila. Si può valutare che circa 15mila giovani abbiano optato per registrazioni plurime, esprimendo una preferenza per più Regioni. Non abbiamo ancora dal ministero del Lavoro una vera e propria matrice origine/destinazione per Regione.

Tabella 1 – Ripartizione dei giovani registrati in base al numero di adesioni effettuate

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dati di monitoraggio della Garanzia giovani, Decimo report settimanale 25 luglio 2014.

In molte Regioni le adesioni “esterne” sono rilevanti, segnalando un loro elevato grado di “attrattività”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dati di monitoraggio della Garanzia giovani, Decimo report settimanale 25 luglio 2014.

È prematuro, sulla base di questi soli primi dati, inoltrarsi in una vera e propria interpretazione. Possiamo ritenere che l’attrattività possa essere spiegata da maggiori prospettive occupazionali, oltre che da una maggiore affidabilità percepita delle istituzioni e da fattori di tipo personale e familiare, in particolare la presenza di parenti e amici in un’altra Regione.

La tabella che segue contiene alcuni indicatori, il tasso dei Neet, cioè dei giovani che non studiano e non lavorano (il target della garanzia giovani), il tasso di adesione al portale regionale rispetto a quello nazionale (possibile indicatore dell’efficacia della presenza dell’amministrazione regionale) e il rapporto tra adesioni esterne e interne (un possibile indicatore di attrattività relativa).

Lombardia ed Emilia Romagna appaiono “attrattive” sia per il livello relativamente basso dei Neet (e quindi per un migliore mercato del lavoro) sia per l’esistenza di un portale regionale di riferimento, al contrario di Sicilia e Calabria, che si trovano al polo opposto. Tra le Regioni con più alta presenza di Neet, Puglia e Campania, pur con mercati del lavoro difficili, hanno più adesioni al loro portale e quindi dimostrano una presenza amministrativa.

Interessante notare come la provincia di Trento, che ha il più basso tasso di Neet, abbia anche un alto tasso di attrattività relativa, ma questo è vero anche per altre Regioni di piccola dimensione (come la Valle d’Aosta e il Molise), il che fa pensare che il fattore residenza possa valere meno in questo in caso.

Tabella 2 – Incidenza dei Neet, delle iscrizioni sui portali regionali rispetto a quello nazionale e delle adesioni interne rispetto a quelle esterne

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Fonte: ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dati di monitoraggio della Garanzia giovani, Decimo report settimanale 10 luglio 2014.

Infine, una considerazione  riguardo alla polarizzazione delle adesioni esterne  verso Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Toscana può venire dalla letteratura recente sulle migrazioni interne.

Secondo uno studio di Sauro Mocetti e Carmine Porrello della Banca d’Italia (4), “sebbene l’emigrazione dal Mezzogiorno al Centro Nord continui ad essere una caratteristica distintiva del mercato del lavoro italiano, il fenomeno ha tuttavia dimensioni e caratteristiche molto diverse rispetto a quelle degli anni cinquanta e sessanta, il periodo delle grandi ondate migratorie. L’emigrazione è oggi più contenuta, sebbene rimanga consistente, ed è alimentata in misura crescente dalla componente giovanile più scolarizzata. Si è modificata anche la geografia dei flussi migratori: è diminuita la forza attrattiva delle regioni del triangolo industriale, con l’eccezione della Lombardia, ed è aumentata quella delle regioni del Nord Est, Emilia-Romagna in testa. I laureati si dirigono prevalentemente verso le grandi aree metropolitane del Centro Nord, come Roma, Milano e Bologna”.

Da un altro studio interessante di Massimo Strozza (5) emerge, tra l’altro, che “dei meridionali che hanno studiato nel Centro-Nord, il 33% ha scelto il Lazio; seguono, come mete preferite, le università dell’Emilia-Romagna (21%), della Lombardia (14%) e della Toscana (12%)”
Sarebbe interessante che l’Isfol e il Ministero del Lavoro approfondissero l’argomento sulla base dei dati analitici di cui dispongono, in particolare rendendo disponibile una matrice origine/destinazione degli aderenti. Non è escluso, peraltro, che alcune adesioni “esterne” siano di giovani meridionali già domiciliati al Nord. Infine occorrerebbe cercare di capire quali scelte siano motivate dal desiderio di inserirsi in una filiera già collaudata.

Una chiamata per la revisione delle politiche

Che risposta daranno le istituzioni ai primi 15mila giovani che hanno chiesto di “scegliere con i piedi”? Il monitoraggio del programma, di cui è stato incaricato l’Isfol, ci dirà tra qualche tempo se Stato e Regioni avranno saputo compiere almeno qualche passo per trasformarsi da spettatori passivi (salvo rare eccezioni) della fuga del capitale umano ad attori capaci di dare attrattività ai territori che amministrano. (6)
Il principio della contendibilità crea una “architettura aperta” in cui ogni amministrazione è portata a confrontarsi con le altre e l’esistenza di un portale nazionale accanto a quelli regionali favorisce questo processo.
Anche in Regioni con una incidenza molto elevata di Neet, ci sono esperienze di eccellenza in materia di percorsi di formazione e lavoro, dalla meccatronica in Puglia alla metalmeccanica subacquea in Sicilia. La Garanzia giovani è un programma di occupabilità prima ancora che di occupazione, che richiede scelte coraggiose in grado di premiare la qualità e la capacità di guardare avanti, sia nelle Regioni dove le eccellenze già fanno sistema, sia in quelle meno favorite.

(1) Ministero del Lavoro, Garanzia giovani, Report settimanale . Il lettore potrà naturalmente consultare gli aggiornamenti successivi.
(2) Il concetto che i cittadini possono “votare con i piedi” scegliendo la circoscrizione amministrativa preferita è dell’economista Charles Tiebout.
(3)Un dato che si può considerare significativo. Per l’intero 2012 il saldo migratorio dal Sud al Centro Nord è stato pari a 131.000 persone, in linea con i livelli degli anni precedenti. (Istat  Anno 2012 Migrazioni internazionali e interne  della popolazione residente, Roma,  gennaio 2014)
(4)Sauro Mocetti e Carmine Porello- La mobilità del lavoro in Italia, nuove evidenze sulle dinamiche migratorie, Quaderni di economia e finanza, Banca d’Italia, Roma, Gennaio 2010
(5)Massimo Strozza- La mobilità interna dei giovani laureati … studiare altrove per lavorare dove? Neodemos, 3-11-2010,
(6)Isfol, Garanzia giovani, una prima mappatura finanziaria