Rottura a Roma, dialogo sul territorio. Almeno in Emilia Romagna. Si profila l’accordo tra Sel e Pd in vista delle elezioni regionali, anticipate a novembre dopo le dimissioni di Vasco Errani. Oggi lo stato maggiore di Sel in Emilia-Romagna – la coordinatrice Elena Tagliani, il consigliere e l’assessore regionali, Gian Guido Naldi e Massimo Mezzetti – ha tenuto una conferenza stampa per dire di aver lanciato “un appello a tutte le forze del centrosinistra”, “a 360 gradi a sinistra”, e di essere in attesa delle risposte. Risposte su di un programma tra ecologia e lavoro che punta di fatto a tenere il Pd ancorato a sinistra il più possibile.

Renzi? “A Roma – rispondono i vertici regionali di Sel – fa il Governo delle larghe intese, in Regione vogliamo sperare che non ci siano, altrimenti ce ne faremo una ragione, come va di moda dire. A Roma Renzi fa il Senato dei nominati, ma il Pd in Emilia-Romagna ha appena votato una legge elettorale regionale che ha abolito il ‘listino del presidente’, andando in direzione completamente diversa”. Ma se il Pd va da solo? “Da quel che ci è stato detto fino a poco tempo fa in Emilia-Romagna pare che non sia così”. E da ambienti Pd filtra un’analoga prospettiva: salvo cataclismi, Sel dovrebbe andare in coalizione con il Pd. Per esaminare la situazione elettorale stasera si riuniranno sia la direzione regionale del Pd che un’assemblea della Lista Tsipras a Bologna. Lista Tsipras? “Non capisco perché – ha commentato la Tagliani – ci sia questa volontà di considerare la sinistra in regione come la Lista Tsipras, noi ci rivogliamo a un ambito più ampio”.

Intanto, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbero essere il 21 settembre le primarie del centrosinistra per scegliere il candidato alla presidenza della Regione, dopo le dimissioni di Vasco Errani. Sarà questa, almeno, la proposta che che la commissione incaricata avanzerà nelle prossime ore alla direzione regionale del Pd che definirà e approverà le regole. Secondo la bozza di regolamento, che sarà ancora limata in queste ore, si prevede che chi vorrà candidarsi dovrà presentare le firme entro i primi giorni di settembre. Dovrebbe essere proposta, anche in virtù dei tempi stretti, una deroga allo Statuto per rendere un pò meno complicato candidarsi. Per gli esponenti del Pd servirà o il 35% dei componenti dell’assemblea regionale o il 10% (anziché il 20%) degli iscritti: un numero comunque molto elevato, che si aggira sui 7-8mila. L’obiettivo di questa soglia è quello di evitare candidature “velleitarie”, ammettendo alla partita solo candidati che hanno una rappresentatività e reali chanches di vittoria. I candidati del Pd potranno quindi essere, ragionevolmente, non più di due o tre. Le primarie saranno di coalizione, ma il perimetro della coalizione è ancora da definire. L’unico alleato certo, al momento, è il Centro democratico.