Elezioni presidenziali in LituaniaSul suo sito Ktg Agrar, una compagnia tedesca che investe in agricoltura, racconta di essere attiva nel settore agricolo da 20anni e di coltivare 40 mila ettari tra Germania e Lituania. L’azienda tedesca vanta “un impegno volontario nell’acquisizione sociale della terra”, dice di agire in collaborazione con le comunità locali. La Ktg Agrar afferma di essere estranea ad ogni forma di speculazione sulla terra e di non aver mai acquistato campi coltivati da altri contadini. Una posizione che sembra seguire alla lettera le disposizioni delle Linee Guida Volontarie della Fao, per impedire l’acquisizione su larga scala di terreni, a scopo speculativo. La Ktg Agrar coltiva mais, grano e colza. Oltre alla coltivazione per uso alimentare, che a detta dell’azienda è il cuore del suo business, la Ktg gestisce anche centrali a biogas, per la produzione di energia.

Il database Land Matrix, che monitora i casi di acquisizioni di terre su larga scala nel mondo, individua per la Lituania un unico soggetto che ha firmato accordi per un totale di 8000 ettari. Si tratta proprio della compagnia tedesca. Nel 2013 era considerata una delle più grandi holding terriere. Tutto questo avviene in un Paese, la Lituania, in cui fino a poco tempo fa la terra non poteva essere acquistata da soggetti stranieri e un singolo cittadino non può possedere più di 500 ettari. Queste restrizioni sono state facilmente superate. Esistono estensioni di migliaia di ettari, possedute da più persone appartenenti alla stessa famiglia, o società straniere che hanno acquisito terre grazie a società lituane. Ma questo è un problema ormai passato perché da ora in poi le imprese straniere potranno tranquillamente acquistare terreni nel Paese. Il 29 giugno 2014, infatti, è fallito il referendum che proponeva di mantenere il divieto per gli stranieri di acquistare terreni. E’ andato a votare meno l’11% degli aventi diritto, quindi il referendum non ha raggiunto il quorum. Un’affluenza molto bassa anche se in media, alle elezioni politiche, i votanti si fermano al 35%.

Perché proprio nel 2014? Nel mese di maggio di quest’anno è scaduto l’accordo che permetteva alla Lituania di vietare, temporaneamente la vendita dei terreni agli stranieri. L’ingresso del Paese nell’Unione Europea nel 2004, infatti, aveva previsto l’apertura, anche commerciale, delle sue frontiere. Ci hanno pensato agricoltori sindacati e partiti politici a raccogliere il numero di firme necessarie (300 mila) per convocare un referendum. Il mantenimento del divieto avrebbe comportato quindi, per Vilnius una palese violazione delle leggi europee. Il termine per la caduta del divieto, inizialmente, era fissato al 2011, ma grazie ad una proroga, il Paese è riuscito ad arrivare fino al 2014. I gruppi che hanno raccolto le firme per il referendum e per rendere permanente il divieto di acquisizione dei terreni, sono convinti che l’ingresso di altri acquirenti farebbe schizzare alle stelle i prezzi, rendendo inaccessibili i terreni ai lituani. Oltre ai piccoli contadini, che vedranno ridotta la possibilità di accesso alla terra, l’apertura delle frontiere potrebbe provocare una ricaduta anche sul fenomeno di concentrazione della proprietà terriera già in atto. La caduta del divieto potrebbe pestare i piedi anche ai lituani che sono riusciti negli anni a comprare grandi estensioni di terreno.

Il fallimento del referendum è probabilmente dovuto all’opposizione della maggior parte dei partiti politici che consideravano la consultazione un ostacolo sulla strada verso l’Unione Europea. Un altro fattore che ha limitato l’affluenza è stata l’approvazione di una legge, alla fine di aprile, per regolamentare le vendite delle terre in Lituania. La nuova legge, entrata in vigore il primo maggio, prevede l’apertura del mercato terriero alle compagnie straniere, con la clausola che la terra venga coltivata per almeno 5 anni. L’estensione del terreno non può superare i 500 ettari, tranne se si tratta di allevamenti che hanno diritto a dimensioni maggiori.  Il compratore deve avere alle spalle tre anni di esperienza agricola e deve aver raggiunto un diploma legato alla sua attività. Per acquistare più di 10 ettari è necessario il via libera del Land National Service. Le misure approvate dal governo lituano, non sono immuni dai raggiri, come abbiamo visto nel caso del limite dei 500 ettari.

Un’unica azienda può facilmente possedere diverse compagnie, senza risultare come unica proprietaria di grandi estensioni di terreno. Di fatto adesso le porte sono aperte, i soggetti stranieri, in gran parte tedeschi ma anche provenienti da altri paesi europei non dovranno più creare società di comodo o cercare prestanome lituani per possedere le terre. A rimetterci più di tutti saranno i piccoli produttori, che non dovranno più competere solo con i potentati locali ma anche con gli interessi provenienti dall’estero.