In principio era Charlton Heston, l’astronauta ammarato sul Pianeta delle Scimmie. Dopo 6 film e 2 serie tv dal 1968 a Tim Burton arriva il secondo capitolo del nuovo corso costruito intorno al cyber-protagonista: l’attore-scimmia digitale Andy Serkis

Sono passati dieci anni da quando Cesare è fuggito con i suoi compagni primati nella foresta del Muir, un pugno di chilometri a nord del Golden Gate Bridge di San Francisco, lasciandosi dietro l’amico interpretato da James Franco e un’influenza letale a impazzare per il mondo. Il virus ha ridotto la popolazione umana al 5%. Se non estinta, invisibile. Così la società dei primati è cresciuta costruendo villaggi di legno in una fantascientifica preistoria scimmiesca di graffiti in inglese, linguaggio dei segni e principi pacifisti. La prima parte di Apes Revolution – Il Pianeta delle Scimmie, tuffo in un futuro post-apocalittico tra sequoie, fango e cacce al cervo fa da preludio allo scontro con gli umani.

Dalla parte avversa il nuovo alleato è un Jason Clarke sul quale sembra un po’ stretta la parte della sceneggiatura scritta per gli uomini. Attore esplosivo in Lawless e Il Grande Gatsby, qui paga il prezzo di uno script pensato e sviluppato in grandissima parte sulle scimmie, e resta tante volte come una Ferrari rombante ai semafori di un quartiere residenziale. Un approfondimento narrativo è negato anche al guerrafondaio governatore della colonia di S. Francisco con il volto di un certo Gary Oldman. Personaggi appena tratteggiati sui quali forse si approfondirà nel futuro proseguimento del franchise. Intanto se avessero avuto più tridimensionalità, non quella 3D, la cosa avrebbe alzato di molto il livello di quello che è già un film godibile.

È Andy Serkis invece ad avere tutti gli spazi per scatenarsi in lungo e in largo sui set realizzati tra le foreste di Vancouver e fuori New Orleans. Il suo Cesare è un distillato di saggezza, carisma ed espressività scimmiesche. “Casa. Famiglia. Futuro” sono i suoi obiettivi, i suoi sogni infranti dall’odio tra le due specie. Al suo fianco è Koba, il bonobo torturato e poi liberato nel primo capitolo, adesso braccio destro e armato del leader. Toby Kebbell ne veste i sensori della Weta Digital, compagnia neozelandese di effetti speciali che ha creato tutte le scimmie del film. Non una vera. Nella performance-capture ha utilizzato 35 persone per ogni unità, una serie di circa 50 telecamere dedicate, più altre 8 per la cattura d’ambiente, costantemente accese su qualsiasi cosa che coinvolgesse uno dei primati. E a quanto pare, l’attore indosserà maschera e mantello di Victor von Doom, il Dottor Destino arcinemico dei Fantastici 4 nel prossimo reboot. Non solo la realisticità degli effetti, ma la crudezza, il fango e la civiltà in declino nella ricostruzione di una metropoli abbandonata, fanno da cornice a una storia di capovolgimenti, cospirazioni e tradimenti che ben vale il suo biglietto al botteghino.

Il lavoro del regista Matt Reeves è uno sguardo di terra e tutto umano. Aumentando il senso d’inquietudine per l’invasione propende dal basso verso il cielo quando le scimmie si spostano saltando dai rami delle sequoie. Cerca relazioni impossibili tra i personaggi di specie diverse in quadri morbidi, e gioca con l’introspezione nei cambi di fuoco. Peccato che a sostenerlo in scrittura siano quasi soltanto i dialoghi riservati alle scimmie. Pubblico e critica d’oltreoceano ne hanno tessuto le lodi. Staremo a vedere se questa favola oscura su un’umanità piegata su sé stessa fino ai suoi discendenti farà breccia come fecero i film originali, e continuando la nuova linea iniziata tre anni fa con L’Alba del Pianeta delle Scimmie.

Sembra curioso che in meno di un mese Hollywood ci porti nelle sale due fantadistopie così forti basate entrambe sul diverso: i primati nati dalla penna di Pierre Boulle e i Transformers. Scimmie e robot con gli uomini contro. Futuri al contrario o hi-tech, e un pianeta da preservare o da salvare nel nome della propria specie d’appartenenza. Mentre i protagonisti tutti virtuali, pelosi o meccanici che siano, incarnano i più alti principi di giustizia e solidarietà. Anche verso l’inetto nemico che sono gli umani. Pur sempre tenendo in seno nuovi cattivi assetati di potere dispotico però. In comune anche tanto 3D e danze d’immagini per far (s)ballare lo sguardo, ma soprattutto marchandise sfrenato. Curioso sì, o forse solo semplice concorrenza.