Un aiuto per far fuggire l’ex deputato del Pdl, Amadeo Matacena, latitante dopo una condanna. Dopo l’arresto e i domiciliari per Claudio Scajola, ex ministro ed ex parlamentare di Forza Italia, arriva la richiesta di giudizio immediato da parte della Dda di Reggio Calabria. Al giudice gli inquirenti dell’Antimafia chiedono il processo anche per la moglie di Matacena, Chiara Rizzo e Martino Politi. Tutti e tre gli imputati sono ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sugli ipotizzati aiuti alla latitanza di Matacena condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Scajola era stato arrestato l’8 maggio scorso. L’ex coordinatore del Popolo delle Libertà, che negli esecutivi di Silvio Berlusconi aveva avuto prima la delega agli Interni e poi allo Sviluppo Economico, era stato fermato mentre si trovava in un albergo di Roma. Il 13 giugno all’ex ministro erano stati concessi gli arresti domiciliariL’accusa di aver tentato di aiutare Matacena è contestata anche alla Rizzo e a Politi, factotum dell’ex politico, che sono ritenuti responsabili della Dda anche di avere cercato di mascherare il capitale di Matacena per sottrarlo ad eventuali sequestri.

I pm non hanno contestato l’aggravante prevista dall’art. 7 di avere agevolato la ‘ndrangheta. L’aggravante era stata esclusa dal gip Olga Tarzia che aveva emesso l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Scajola e di altre sette persone. Sul punto c’è stato poi il ricorso, in sede di appello, della Dda al Tribunale del riesame di Reggio Calabria. Dopo due rinvii per motivi tecnici, l’udienza è stata aggiornata al primo ottobre.

Tra gli altri cinque indagati nell’inchiesta figura anche lo stesso Matacena al quale, nel frattempo, la Corte di Cassazione ha ridotto la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa da 5 a 3 anni. Gli altri indagati sono la madre di Matacena, Raffaella De Carolis, la segretaria dell’ex politico Maria Grazia Fiordalisi, la segretaria di Scajola, Roberta Sacco, e l’ad della società Amadeus, la holding della famiglia Matacena, Antonio Chillemi. Le loro posizioni sono state stralciate. Il gup di Reggio Calabria Barbara Bennato ha cinque giorni di tempo per accogliere o respingere la richiesta della Dda.

La richiesta di processo è contestata dai difensori della Rizzo e di Scajola. Gli avvocati Bonaventura Candido e Carlo Biondi, legali di Chiara Rizzo, hanno fatto sapere di avere inviato una memoria difensiva urgente al gip rilevando “l’inammissibilità della richiesta, comunque formulata”, e chiedendone “il rigetto”. Giorgio Perroni ed Elisabetta Busuito, per Scajola, sottolineano invece “la singolare ‘vicinanza’ cronologica rispetto alla data dell’8 agosto, giorno in cui sarebbero andati a scadere i termini di fase della misura degli arresti domiciliari” e si dicono rammaricati perché il loro assistito non è stato interrogato sulle indagini svolte per come aveva chiesto lo stesso ex ministro.

Se il gip Barbara Bennato, che ha cinque giorni per decidere, opterà per l’accoglimento dell’istanza dell’accusa, Scajola, la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, ed il factotum dell’ex politico Politi, dovranno rispondere di procurata inosservanza della pena.