I nostri talenti quando si spostano dagli Usa sono attratti dai paesi europei. Ma evitano l’Italia e non risolveremo il problema con qualche incentivo fiscale. Questa che segue è una storia illuminante sui perché.

Domenica scorsa ho avuto il piacere di mangiare insieme a una coppia di ricercatori: Niccolò Zampieri e Michela Di Virgilio. Hanno lavorato per 12 anni in due centri di eccellenza a New York. Nel loro ultimo incarico Michela al Laboratory of Molecular Immunology della Rockefeller University, Niccolò al Laboratory of Dr. Thomas M.Jessell della Columbia University. Perciò quando hanno deciso di tornare in Europa erano in posizione di scegliere. Come hanno ragionato? Favorito dalla simpatia creata dagli spaghetti ai ricci di mare (da buon cagliaritano ne ho una scorta che congelo nella stagione opportuna per offrirli ai miei ospiti) e da un buon vino bianco, abbiamo ripercorso il loro processo decisionale. Hanno scartato l’Italia ed esaminato le opportunità in Uk, in Svizzera, in Germania. Il problema era complicato dal fatto di cercare una località comune. La  scelta finale è caduta su Berlino. Da settembre li accoglierà il Max Delbruck Center, un grande centro di ricerca, dal nome del premio Nobel omonimo. I criteri tassativi della scelta di Michela e Niccolò erano tre, semplici e chiari: la disponibilità di risorse per la ricerca (i reagenti per gli esperimenti!); la possibilità di una ricerca libera e meritocratica (senza baronati, aggiunge Michela!); infine, un ambiente dove il tuo cervello possa scambiare con gli altri. Possiamo criticarli? La famigerata fuga dei talenti continua, indifferente alle buone intenzioni dei politici. Un paese fanalino di coda negli investimenti pubblici e privati in Ricerca e Innovazione, dominato da una leadership anziana e poco meritocratico, non è accogliente per un ricercatore. L’austerità recente si è aggiunta al nostro antico disinteresse verso la scuola e la ricerca.

Forse dovremmo abbandonare l’ipotesi di trattenere i talenti, come se si potesse erigere un muro o fissare catene. La legge 238 del 2010, chiamata anche legge per il rimpatrio prevedeva incentivi fiscali ai lavoratori under 40 che rientravano in Italia. La legge ha avuto modesti risultati. Rimpatrio dei profughi? Una vecchia concezione della scienza legata a schemi nazionalistici e a una concezione semplicistica delle persone come dipendenti o risorse da sfruttare.

A maggior ragione nel mondo scientifico che richiede e favorisce un ambiente di relazioni senza confini nel tempo e nello spazio. A Lindau in Baviera, nel 64th Lindau Nobel Laureate Meeting, 37 Premi Nobel hanno dialogato per una settimana con  600 giovani ricercatori di ogni paese. Tra loro Edmond Fischer, 94 anni, nato a Shanghai, dell’Università Washington a Seattle. Un insegnamento per la nostra classe dirigente: un modo esemplare per assicurare la trasmissione di conoscenza e il ricambio generazionale