Capitalismo e democrazia non vanno molto d’accordo, quantomeno nella fase attuale di capitalismo “maturo” (o meglio putrescente) dominato dalla finanza.  Sono vari anni che le teste pensanti del capitalismo internazionale  hanno posto il problema. Si pensi al famoso documento della Trilaterale che risale agli anni Settanta. O ai più recenti lamenti  della J.P. Morgan contro le Costituzioni antifasciste da spazzare via.

Renzino il piccolo costituisce in questo senso il sogno di tutti i poteri forti che si rispettino. Il suo vero nume tutelare è Licio Gelli (altro che Togliatti che mangia il gelato). Egli si accinge, sulla base del noto patto con il pregiudicato Berlusconi, a realizzare buona parte del programma del cosiddetto Venerabile. Obiettivo: la liquidazione della democrazia e della Costituzione. Cosa c’è scritto lì dentro, non lo sapremo mai (il segreto contraddistingue il malfattore che opera nell’ombra). Ma si può facilmente indovinare: distruzione della democrazia e della rappresentanza, privatizzazione e liberalizzazione definitiva dell’economia, smantellamento di ogni residuo diritto dei lavoratori, museruola ai giudici indipendenti. 

Rottamare la democrazia, il pubblico e lo Stato. Ecco il compito di Renzino Malaparte e del suo stuolo di vallette (alla faccia del “merito”, parola d’ordine agitata in genere dai meno meritevoli). I dipendenti pubblici, calati negli ultimi anni cinque anni da 3.429.271 a 3.115.187, andranno in pensione a 62 anni e saranno sostituiti (uno su dieci o giù di lì) da qualche precario privo di diritti e di voce in capitolo. Conseguenza: il crollo verticale e definitivo della qualità dei servizi pubblici. Chi ha i soldi si curerà, farà studiare i figli, ecc. col privato più o meno qualificato. Gli altri andranno ad alimentare la massa crescente dei poveri e dei miserabili. Per passare il tempo potranno giocare d’azzardo, alcoolizzarsi e drogarsi, ma beninteso clandestinamente.

I settori ancora efficienti dell’industria e dei servizi saranno svenduti agli investitori internazionali. In un contesto segnato per molti anni da pesante recessione non serviranno certo i pur auspicabili sgravi burocratici e fiscali per la piccola impresa. L’unica impresa che continuerà ad andare a gonfie vele sarà quella criminale, specie se dotata degli agganci politici con grande opere e simili. La mancia degli 80 euro è stata del resto assolutamente ininfluente in termini di rilancio dell’economia.

Come ha scritto qualche tempo fa Riccardo Petrella, l’unica cosa che sarà fatta sarà quella in grado di incrementare ancora più il già ipertrofico capitale finanziario. Tutto il resto, agli occhi di Renzi e degli altri servi di quest’ultimo, non ha alcun valore. Non venite a parlare di salute, istruzione, cultura, giustizia, diritti sociali, democrazia ed altre baggianate del genere. La politica estera, come dimostra l’indecorosa condotta del nostro governo su Gaza, Ucraina ed altro, sarà appiattita come non mai sui voleri atlantici. I migranti continueranno a morire nel Mediterraneo perché così vuole Frau Merkel.

Insomma, un governo finzionante, per riprendere il gustoso refuso presente in un editoriale sul manifesto di Asor Rosa di qualche giorno fa. Ovvero che fa finta di funzionare. Fumo negli occhi per gli imbecilli. Il governo vero è in mano alla Merkel (sfera economico-finanziaria) e ad Obama (politica estera e militare). Noi abbiamo Renzie, il rottamatore. Che sta rottamando la democrazia e il popolo italiano. Tanto al capitale finanziario non servono né l’una né l’altro. La cosa più sorprendente è il fervore masochista con cui questo popolo (ma è tale?) corre verso il martirio. Non che manchino i precedenti, da Mussolini a Berlusconi. Ma almeno il primo aveva il fascino del militarismo e del colonialismo, il secondo quello dei soldi e delle donne facili. Renzie è un ducetto asettico, un po’ come sbronzarsi con la limonata. Vorrà dire che, se per liberarsi del primo ci è voluta una guerra e una resistenza con centinaia di migliaia di morti, per liberarsi del secondo un moto di ripulsa ampio e generalizzato, per rottamare Renzino Malaparte potrebbe essere necessario anche meno. Purché qualcuno ci cominci a lavorare sul serio.

Così Karl Marx concludeva il suo saggio dedicato a Luigi Bonaparte e alle sue pulsioni autoritarie: “in nome dell’ordine crea l’anarchia, spogliando in pari tempo la macchina dello Stato della sua aureola, profanandola, rendendola repugnante e ridicola. Egli rinnova a Parigi il culto della sacra tunica di Treviri sotto la forma di culto del mantello imperiale di Napoleone. Ma quando il mantello imperiale cadrà finalmente sulle spalle di Luigi Bonaparte, la statua di bronzo di Napoleone precipiterà dall’alto della colonna Vendôme”. Mutatis mutandis, speriamo vada a finire così.