“Spero che all’entrata delle Due Torri non ci finiscano le mortadelle di Eataly”. È Roberto Zazzaroni, custode della Torre degli Asinelli di Bologna, nipote di Gino che iniziò a custodirla 60 anni fa, a raccontare la sorpresa e lo sconforto appena letto che il Comune di Bologna metterà a bando di gara per imprese private la gestione del monumento simbolo della città. “L’ho imparato dai giornali”, spiega dal terrazzo merlato dell’Asinelli a 15 metri da terra, da cui si può quasi sfiorare con le mani la torre sorella della Garisenda non aperta al pubblico, “Non ho ben capito che futuro toccherà a me, mia moglie e mio figlio. Mi stanno facendo sentire un abusivo, che amarezza”.

È dal 4 luglio 1954 che la famiglia Zazzaroni per tre generazioni ha gestito, con un contratto di locazione rinnovabile ogni sei anni, la torre pendente che con i suoi 97,2 metri è la più alta d’Italia. “Fu una scommessa accettata da mio nonno in accordo con l’idea dell’Ente Provinciale del Turismo”, continua, “fuori non c’era la fila per fare il custode, ma lui si rimboccò le maniche, sistemò i 498 scalini in legno e lentamente la torre cominciò ad essere visitata fino in cima dai turisti”. 900 euro di affitto l’anno (60 mila lire nel 1954 ndr), un ‘affidamento’ familiare che si è tramandato nel tempo e che ora rischia di concludersi con parecchio sconforto. “Zazzaroni sa che la locazione scade e sa anche da tempo che se ne deve andare”, spiega al fattoquotidiano.it, l’assessore al marketing e turismo del Comune di Bologna, Matteo Lepore, “certo quando entro l’estate presenteremo le modalità del bando per gestire questo spazio in futuro potrà partecipare anche lui”.

Solo che il documento preparato dall’amministrazione Merola pare preveda una riqualificazione complessiva di diversi monumenti storici, tra cui le tante torri della città – alcune gestite da singoli proprietari, altre chiuse al pubblico – la ristrutturazione di Piazza Ravegnana, spazio alla base delle Due Torri, e l’adiacente Piazza della Mercanzia. Un affare che potrà sostenere un’azienda ben più strutturata di una singola impresa familiare: “Eataly non c’entra niente con la Torre degli Asinelli. Ho parlato soltanto di uno store Eataly come piattaforma per la promozione di Bologna”, spiega Lepore, “infatti fino ad oggi la nostra città non ha mai avuto una vero piano turistico ed è uno spreco. Vogliamo costruire itinerari tra monumenti e musei della città con biglietti cumulativi. Ora alla torre degli Asinelli c’è solo un custode che fa entrare i turisti e non ci sono segnalazioni che si leghino con il resto del patrimonio architettonico”. “Il biglietto è solo di 3 euro a persona”, aggiunge Zazzaroni, “siamo la torre dove si paga meno in Italia. A Pisa se ne spendono 15. Qui salgono turisti da tutto il mondo e abbiamo sempre gestito la torre rispettando le leggi. Con La Ragazza dell’Orecchino di Perla sei mesi in mostra abbiamo staccato 40mila biglietti che di solito facciamo in un anno. E con la pedonalizzazione del centro viene sempre più gente”.

Dante, Goethe e Carducci hanno scritto delle magniloquenza delle Due Torri, costruite nei primi anni del XII secolo, con la Garisenda subito piegata verso Nord-Est e l’Asinelli imponente mai crollata nemmeno con il terremoto del maggio 2012: “Ero su un cima assieme a mio figlio e non è venuto giù nemmeno un granello di sabbia”, dice Zazzaroni, “semmai ricordo il nuvolone altissimo nel cielo e l’odore di polvere da sparo che proveniva dalla stazione quando scoppiò la bomba il 2 agosto del 1980”. Sempre sull’Asinelli un anno dopo arrivò Carmelo Bene per un recital di commemorazione della strage: “Un pazzo, un genio. Gli ero a pochi metri nascosto da queste guglie. La città ai suoi piedi. Memorabile, da pelle d’oca”. Dall’Asinelli gli Zazzaroni durante gli anni settanta hanno anche fermato centinaia di tentativi di suicidio, ragazzi strafatti di Lsd che salivano per voi ‘volare’ giù, e qualcuno ci è pure riuscito, fino a quando là in cima ci hanno messo le grate: “Da qui ho visto scorrere la vita e la bellezza di Bologna. Ora il sindaco, che ho votato, chissà che diavoleria vuole metterci alla base della torre dove ci sono già alcune vetrine con prodotti artigianali”. “Questa è la mia tessera del Pd”, chiosa Zazzaroni estraendo con un gesto rapido il pezzo di carta datato ben 2014, “se mi cacciano via, la lancio giù dalla torre”.