Con i suoi novant’anni appena compiuti, era riuscito ad assistere anche al Bicentenario di Giuseppe Verdi, il compositore prediletto, che più di tutti lo rese famoso in ogni angolo del mondo. È morto nel segno della musica Carlo Bergonzi, il “tenore verdiano del secolo”, come spesso lo definirono i critici, gli estimatori e i colleghi, che più di tutti è rimasto nella memoria degli appassionati per le sue interpretazioni delle opere del Cigno di Busseto. L’artista si è spento nella notte di venerdì (25 luglio) a Milano all’istituto Auxologico di via Bianchi. Proprio poche settimane fa, il 13 luglio, aveva compiuto 90 anni e Busseto, la patria di Verdi, lo aveva festeggiato con un concerto in piazza con l’Orchestra Filarmonica italiana diretta dal maestro Fabrizio Cassi.

Bergonzi, considerato una delle massime voci italiane del Novecento, è stato applaudito e apprezzato nei teatri internazionali di lirica più prestigiosi. Una carriera luminosa alle spalle e una vita dedicata alla musica e a Giuseppe Verdi, che con Bergonzi condivideva le origini nella Bassa parmense, a due passi dal fiume Po. Un solo chilometro distanziava Vidalenzo di Polesine Parmense, la frazione in cui era nato il tenore, dalla villa del Maestro a Sant’Agata. La passione per il canto Bergonzi l’aveva avuta sin da ragazzo, quando si era iscritto al Conservatorio per gli studi, interrotti solo per tre anni dalla guerra e dalla prigionia in Germania. Al ritorno, il sogno di cantare c’era ancora e si concretizzò nel debutto nel 1947.

Bergonzi non nasce tenore, ma lo diventa negli anni. All’inizio infatti era un baritono, ma i risultati che otteneva nelle recite non lo soddisfacevano, tanto che decise di cambiare impostazione della voce studiando da autodidatta, e nel 1951 debuttò come tenore al Petruzzelli di Bari nell’Andrea Cheniér di Giordano. Il suo trionfo avvenne qualche anno dopo al Metropolitan di New York con l’Aida, dove lavorò per trentatré stagioni dal 1956. Dopo l’esperienza americana, calcò il palco della Scala di Milano per nove stagioni, cantò per ventuno all’Arena di Verona e poi nei teatri di tutto il mondo, ricevendo applausi da Buenos Aires a San Francisco, da Vienna a Londra, da Madrid a Tokyo, e lavorando al fianco di grandi interpreti tra cui Renata Tebaldi, sua amica e compagna di studi, e Maria Callas.

Innumerevoli sono i riconoscimenti e le onorificenze ricevute nel corso della sua carriera. Bergonzi è grande ufficiale della Repubblica italiana e nel 2000 è stato premiato alla Royal Festival Hall di Londra come “Principe tra i tenori e migliore tenore verdiano del secolo”. Instancabile e appassionato, anche negli ultimi anni dopo l’abbandono del palcoscenico, il maestro Carlo Bergonzi non ha smesso l’attività musicale, cercando di trasmettere i suoi insegnamenti ai giovani cantanti prima con il concorso Voci Verdiane di Busseto e poi con l’Accademia Verdiana a lui intitolata.