Scegli il silenzio l’ex ministro Giancarlo Galan davanti al giudice per le indagini preliminari di Milano dopo l’arresto di martedì per corruzione avvenuto in seguito al via libera della Camera. Il deputato, detenuto nel centro clinico del carcere di Opera, non ha risposto alle domande del giudice ma attraverso i suoi legali ha depositato una memoria difensiva scritta di suo pugno con allegata numerosa documentazione anche relativa alla ristrutturazione della sua villa e ai conti correnti. 

L’ex presidente della regione Veneto è accusato dalla Procura di Venezia di aver agevolato l’iter di approvazione della varie fasi del Mose – il contestato sistema di dighe mobili contro l’acqua alta, un affare da oltre 5 miliardi di euro – in cambio di denaro. Addirittura di uno “stipendio fisso”, come ha affermato davanti ai pm la sua ex segretaria Claudia Minutillo. Stipendio che l’altro grande accusatore Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova concessionario dell’opera, ha quantificato in circa un milione di euro l’anno. Al parlamentare sono contestate anche altre consegne di denaro e la ristrutturazione di una villa a Cinto Euganeo. 

In allegato al memoriale, 35 pagine, ci sono documenti con cui l’indagato contesta le accuse e anche chiarimenti sul licenziamento della sua segretaria che è uno dei principali testimoni dell’accusa assieme a Mazzacurati e al manager veneziano Piergiorgio Baita. I documenti depositati saranno trasmessi alla procura di Venezia, che coordina l’inchiesta. Galan ha spiegato i contrasti maturati negli anni con l’ex segretaria legati anche al fatto che – come ricorda l’avvocato Antonio Franchini, legale dell’ex governatore veneto assieme a Niccolò Ghedini – la Minutillo “aveva di fatto una gestione esclusiva della segreteria attraverso contatti di cui il presidente non era informato”. Nelle carte depositate, Galan farebbe riferimento anche a specifici episodi evidenziando la sua totale estraneità a qualsiasi vicenda corruttiva.

Per quanto riguarda i lavori per la sua villa a Cinto Euganeo (Padova), Galan respinge l’ipotesi che siano stati pagati di fatto da Baita facendo riferimento a movimentazioni bancarie riconducibili a propri conti correnti che dimostrerebbero che ogni spesa è stata pagata da lui e non da altri. Relativamente alle accuse di Mazzacurati, il parlamentare di Fi ha ricordato che sono molto generiche e che ne lui né Baita hanno mai detto di avergli consegnato del denaro. “Non si comprende a questo punto – evidenzia Franchini – chi gli abbia mai consegnato dei soldi. Risulta poi dalle carte processuali – sostiene il legale – che Mazzacurati si appropriava dei soldi. È comodo quindi dire ‘li ho consegnati’ a questo o a quello per poi coprire le proprie responsabilità”. Per il legale della difesa, in sostanza, attraverso la memoria depositata, Galan “ha dato una risposta puntuale a tutte le contestazioni”. Sul piano difensivo, intanto, l’attenzione si sposta al primo agosto prossimo quando il tribunale del Riesame affronterà la questione della richiesta di scarcerazione: “lì – spiega Franchini – discuteremo sui gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari”.

Intanto l’inchiesta, anche sul fronte milanese, prosegue. Il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ha partecipato a un vertice per un coordinamento tra la procura veneziana e quella del capoluogo lombardo sul caso Mose. Bruti Liberati, accompagnato dai Pm Roberto Pellicano e Giovanni Polizzi, ha avuto un lungo colloquio con il collega veneziano Luigi Delpino e i magistrati del pool che coordinano l’inchiesta sul sistema di tangenti collegate all’opera contro le acque alte. La tranche dell’indagine milanese riguarda Marco Milanese, Roberto Meneguzzo e il generale in pensione della Gdf Emilio Spaziante.