Quanto tratterrà per sé la Siae dalla montagna di soldi che incasserà, nei prossimi anni, a titolo di equo compenso per copia privata ed a quanto ammonteranno i proventi finanziari che la società ricaverà grazie al ritmo – da tartaruga – con il quale provvede a ripartire tali somme tra gli autori e gli editori? Ma soprattutto a chi finiranno davvero gli oltre centocinquanta milioni di euro che Siae si accinge ad incassare e attraverso quali criteri verranno ripartiti?

Sono queste alcune delle domande oggetto dell’interrogazione parlamentare che Ernesto Carbone (Pd) – come primo firmatario – e oltre cinquanta colleghi del Partito Democratico, di Forza Italia e della Lega Nord hanno appena indirizzato al ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini nel tentativo di provare a capire meglio e di più se e quanto la Siae – la società italiana autori ed editori – sia davvero in grado di assolvere al compito – che la legge le affida – di gestire, in via esclusiva, la raccolta e la gestione dell’equo compenso per copia privata, oggetto dei recenti straordinari aumenti tariffari disposti con un decreto ministeriale che, oltre alla firma dello stesso ministro dei Beni culturali, porta quella “invisibile”, proprio della Società che fu di Verdi e Carducci e che oggi è gestita da Gino Paoli (Presidente), Gaetano Blandini (Direttore Generale) e, tra i pochi altri – sul ponte di comando di Viale della Letteratura – Domenico Luca Scordino (Consigliere di Gestione e già sub commissario straordinario della società).

E che il sospetto degli oltre cinquanta parlamentari firmatari dell’interrogazione sia che qualcosa in Siae non funzioni, lo si evince – al di là di ogni ragionevole dubbio – dall’ultima domanda, con la quale gli interroganti chiedono al ministro Franceschini se alla luce di quanto sin qui emerso, il governo non ritenga necessaria una profonda riforma della Siae.

All’origine della domanda ci sono, oltre al ruolo – indiscutibilmente ambiguo – giocato dalla Siae nel processo di varo del recente decreto sull’aumento delle tariffe per la copia privata, i tanti conti che non tornano nell’ultimo bilancio approvato dalla società nelle scorse settimane e relativo all’esercizio 2013. Il crollo verticale degli incassi da diritto d’autore registrato negli ultimi anni (- 100 milioni di euro dal 2008 ad oggi), i costi di gestione della società che spende oltre 180 milioni di euro per raccoglierne poco più di 520, l’impressionante rapporto tra i costi di produzione ed il valore della produzione che, nel 2013, si è attestato su un imbarazzante – 27 milioni di euro.

Senza contare – scrivono i parlamentari nell’interrogazione – che lascia perplessi il modestissimo utile di bilancio della Siae (appena 1,5 milioni di euro) non vi sarebbe affatto stato senza gli oltre 60 milioni di euro incassati dalla società a titolo di proventi finanziari ricavati grazie ai ritardi nella ripartizione dei diritti d’autore e i compensi – percepiti dall’Agenzia delle entrate e da una manciata di altri enti pubblici – per lo svolgimento di attività completamente estranee alla gestione del diritto d’autore.

Sono queste le principali perplessità sulla cui base i cinquanta firmatari dell’interrogazione chiedono anche al ministro Franceschini se intenda approvare il bilancio della Siae trasmessogli nelle scorse settimane e quali iniziative intenda intraprendere per porre rimedio all’inefficienza della società ed agli enormi costi da quest’ultima addebitati ai centomila autori ed editori italiani dei quali dovrebbe rappresentare gli interessi.

Ma quella che ha come primo firmatario l’On. Carbone non è la sola occasione nella quale, il Parlamento, in questo scampolo di estate, si ritrova ad occuparsi dello scandalo della copia privata.

Con una interpellanza rivolta al presidente del Consiglio dei ministri, al Ministero dell’Economia e delle finanze ed a quello dei Beni e delle Attività culturali, infatti, gli onorevoli Giancarlo Giordano e Nicola Fratoianni (Sel) hanno appena chiesto se e quali iniziative si intendano intraprendere per garantire alla Pubblica amministrazione italiana il recupero delle decine di milioni di euro versati, negli anni, alla Siae a titolo di equo compenso da copia privata e da quest’ultima – a quanto sembra – indebitamente incassati e trattenuti.

La palla, a questo punto, passa al ministro Franceschini ed al resto del governo.

Forse lo scandalo della copia privata sarà servito, almeno, a far comprendere alle autorità di vigilanza – Ministero dei beni e delle attività culturali, Presidenza del consiglio dei Ministri e Ministero dell’Economia – che è tempo di puntare dei grossi riflettori su quello che sta succedendo in Viale della Letteratura, sede storica della Siae, che, pure, per occuparla oggi paga un lauto affitto.

Nota di trasparenza: L’autore assisterà Altroconsumo nell’impugnazione del Decreto sulla Copia privata