Decine di persone impiegate in nero, sfruttate anche 250 ore al mese. Dipendenti rinchiusi e nascosti nella cella frigorifera, per sfuggire ai controlli. E’ una fotografia di abusi e maltrattamenti quella che proviene da due cooperative di logistica del modenese. A scattarla è un gruppo di lavoratori, che ha deciso di ribellarsi, ha preso carta e penna e ha scritto alla Cgil. Il risultato è un racconto di uno scenario da incubo: nessuna tutela, né misura di sicurezza, e costante minaccia di licenziamento. “Lavoriamo per la ditta, senza sicurezze e come robot” si legge nella denuncia resa nota dalla Cgil, attraverso una nota stampa. L’italiano è zoppicante. Elemento che fa pensare a lavoratori stranieri.“Se segnaliamo qualsiasi difficoltà, il capo dice di andare a casa e non venire più a lavorare. Il titolare della nostra cooperativa ha anche un’altra cooperativa”. Via via vengono elencati tutti i soprusi. “Nei casi di grave infortunio che ci sono stati, il capo ci accompagna in ospedale e dice di dire che il fatto è accaduto a casa e non sul lavoro e di conseguenza perdiamo la paga e anche l’infortunio. Il capo vende anche le residenze ai lavoratori che sono senza”.

L’orario di lavoro, accusano, è da schiavitù, con giornate da 10 ore o 12 ore dentro lo stabilimento e pause inesistenti. E tutti sono senza contratto, o con contratti part-time fasulli. “Normalmente noi lavoriamo più di 250 ore al mese, chi non è del tutto in nero ha un contratto part time e pagato in nero. Due giorni fa è arrivato un controllo e i nostri capi hanno nascosto 12 di noi senza contratti, chiudendoli dentro la cella frigorifera”. La segnalazione è arrivata qualche giorno fa sul tavolo della Cgil di Modena, che ha denunciato la vicenda alla Guardia di finanza. “Non c’è spazio per ironie o sarcasmi, ma vien da pensare che Prato non è lontana e se là i 7 lavoratori cinesi senza volto sono morti bruciati vivi, qui in 12 potevano congelare”. Secondo Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza della Cgil regionale, il caso riguarda due false cooperative, con sede legale nello stesso identico indirizzo di un grande comune modenese. Gli amministratori unici provengono da Casoria e dalla provincia di Napoli, e hanno lavorato per grandi e note imprese del modenese. “False cooperative, perché così si evade o ricicla il nero più facilmente, già opportunamente segnalate in passato. Entrambe le imprese sono registrate nell’immancabile settore della logistica e trasporto e che poi assumono in affitto rami di attività produttiva dentro fabbriche prestigiose in tutt’altri settori, che possono andare dalla chimica, all’agroalimentare, dai servizi al grande trasporto”.

Zavatti punta il dito anche su chi subappalta e affida incarichi alle finte cooperative, chiudendo poi gli occhi sullo sfruttamento e sulle pessime condizioni di lavoro. “Sono i tanti casi di grandi imprese e marchi affermati dei nostri territori, che affittano rami di attività aprendo i loro cancelli e reparti a ditte esterne che costano poco. Spesso a cooperative fasulle come nel caso che descriveremo, che si fanno largo grazie al lavoro irregolare, ad incredibili condizioni di sfruttamento e autentico neocaporalato, troppo contigue alla economia malavitosa che sempre più si sta importando e radicando”.