Una necessaria aggiunta al pezzo precedente uscito su questo blog pochi giorni fa. Sempre su Israele, Gaza, sionismo e antisionismo. Nel ftattempo Haaretz, il giornale israeliano più affidabile ha pubblicato le mie dichiarazioni alla Zanzara,  ma riprendendole tali e quali  i titolari della trasmissione-fogna. Arriva dunque una valanga di riprovazioni che trovo giustificate, e che non posso lasciar passare senza risposta. Può darsi che la mia dichiarazione alla radio fosse ambigua, ma io ho solo detto, e ripeto, che mi sembrerebbe ragionevole aiutare Hamas ad avere armi più efficaci per difendersi dal Golia Israele dotato (dagli USA!) di tutti gli strumenti offensivi e difensivi più moderni: anche il fatto che i razzi di Hamas producano così pochi effetti è risultato di questa disuguaglianza e asimmetria di ricchezza e, conseguentemente , di potenza.

Non ho mai detto – e l’ho scritto anche in un messaggio inviato al presidente delle comunità ebraiche italiane dr. Gattegna (senza ricevere risposta), che vorrei vedere più morti israeliani; resto un non violento – che però se un esercito invasore entra nella sua casa, violenta sua sorella, gli ammazza  madre,  figli, nipoti, bombarda la casa e la distrugge con le ruspe – si decide a prendere  le armi di  cui dispone e le usa. L’idea dei numeri di morti e del suo significato indebitamente “realistico” (secondo un corrispondente che mi rimprovera questa “contraddizione” con il debolismo)  non mi ha mai sfiorato, uno vale mille se si parla di vite. Ma non mi vergogno di aver fatto riferimento anche a questo, per mostrare la dissimetria assoluta che c’è tra Israele e i palestinesi.

E infine: c’è  qualcosa di umanamente accettabile nella spietatezza  dell’operazione “Piombo fuso”, o in quella con cui  Israele ha reagito, credo da sempre, agli attentati dei kamikaze palestinesi distruggendo interi quartieri che avevano il solo torto di essere quelli dove i terroristi (cioè partigiani resistenti a una illegale colonizzazione e oppressione) abitavano? Ricorderei poi ai critici che mi rimproverano di non essere abbastanza coerente con la professione di “pensiero debole”, che la mia autobiografia (scritta insieme a Pier Giorgio Paterlini) si intitola Non essere Dio  Appunto, non essendo Dio non posso stare al di sopra delle parti. Sarò antisemita se scelgo la parte dei più deboli, di quelli che soffrono di più (numeri o non numeri) e soprattutto sono vittime  una occupazione riconosciuta illegale dalla tanto evocata , e oggi silenziosamente complice, “comunità internazionale”?