Roberto Balzani (Pd), ex sindaco di Forlì, si candida ufficialmente alla guida della Regione dopo le dimissioni di Vasco Errani, dimissioni effettive da oggi. L’annuncio della candidatura del renziano della prima ora, arriverà nel pomeriggio e potrebbe far convergere su di sé anche l’ala più a sinistra della coalizione. Da molti considerato un nome di rottura, rispetto alla stagione politica del Partito democratico durata 15 anni, potrebbe essere gradito al presidente del consiglio Matteo Renzi. “Proverò a correre – spiega Balzani – perché penso ci sia bisogno di qualcuno che rappresenti una posizione di cambiamento del modello emiliano in Regione. E’ necessario creare un nuovo quadro di riferimento culturale e progettuale”.

I temi caldi del programma, dice, saranno: l’ambiente, il consumo del territorio, la revisione della struttura amministrativa e il welfare. “C’è bisogno di stilare una road map dei nuovi bisogni dei cittadini emiliano-romagnoli – spiega -. Io sono pronto a scendere in campo per loro”. La sua è una fuga in avanti rispetto ai tempi dettati dalla liturgia del partito ed è l’unica candidatura ufficiale. I suoi avversari, infatti, attenderanno con ogni probabilità, per uscire allo scoperto, la data del 31 luglio, giorno della direzione nazionale del Pd, oppure quella del primo agosto, quando si terrà la direzione regionale in cui si stabiliranno date e regole delle primarie che si terranno intorno alla metà di settembre. Il voto per le regionali, invece, è previsto con ogni probabilità per il 9 novembre. E se Matteo Richetti, renziano della primissima ora e deputato Pd, ha dato la disponibilità a scendere in campo se sollecitato dal partito e dagli iscritti (e sono già nati diversi comitati per oganizzare la sua campagna elettorale), Stefano Bonaccini, renziano di secondo rito, segretario regionale del Pd e responsabile Enti locali in direzione nazionale, continua a scegliere la via della prudenza, spingendo così anche altri candidati, come il sindaco di Imola Daniele Manca (renziano), a tenere le carte coperte.

Bonaccini, in quanto segretario del partito, è anche chiamato, per il momento, a un ruolo d garanzia sull’organizzazione delle primarie. “Se mi chiedete se mi sento all’altezza di candidarmi alla presidenza della Regione, vi dico di sì, con grande umiltà” ha dichiarato Bonaccini in questi giorni. Ha ricordato però, come ha fatto in altre occasioni, che fa parte “anche della segreteria di Matteo Renzi e quindi dovremo fare le valutazioni del caso”. Per Bonaccini, fra l’altro, potrebbe profilarsi all’orizzonte una promozione dentro il Nazareno a responsabile organizzativo del Pd. Anche questa volta, dunque, l’ultima parola sembra spettare al premier Matteo Renzi che potrebbe anche decidere di tenere Bonaccini nella direzionale nazionale del Pd, fermando la sua corsa alla Regione. Ma il sindaco di Bologna Virginio Merola rifiuta l’intervento di Renzi nella partita della Regione. “Chiedere a Matteo Renzi di decidere lui chi fa il presidente della Regione Emilia-Romagna francamente è un po’ improprio» ha detto ieri ai microfoni di Radio Città del Capo. E ha aggiunto: «Credo che tocchi a noi avere l’autonomia e la capacità di fare questa discussione, con tranquillità e a partire da un giudizio dell’attuale Regione, come base di discussione e smetterla col nuovismo, col candidato più nuovo». Il primo cittadino ha aggiunto che sta chiedendo ad altri sindaci democratici di condividere un documento che rappresenterà un contributo programmatico per la nuova Regione. Richetti, Bonaccini e Manca, in ogni caso, sembrano essere i candidati con più chances di vincere la corsa delle primarie del Pd ma in campo ci sono anche altri concorrenti. Alla poltrona ricoperta fino a oggi da Errani aspirano, infatti, anche due componenti della sua giunta (quasi ex): l’assessore all’Istruzione Patrizio Bianchi e la vicepresidente della Regione, Simonetta Saliera.