Un interrogatorio durato sette ore, con una piccola pausa pranzo in mezzo. Poi una cauzione di 3 milioni di euro che gli ha ridato la libertà, a patto che non esca dal Paese e non venga in contatto con “determinate persone”, hanno comunicato dalla Procura.

I guai per Ricardo Salgado, il bancario della famiglia più potente di Lisbona, che ha diretto il Banco Espírito Santo (Bes) per 22 anni, sembrano non finire. Giovedì mattina la polizia ha bussato alla porta della sua villa di Estoril, località sul mare vicino Lisbona, lo ha arrestato con l’accusa di frode fiscale, abuso, falsificazione e riciclaggio e lo ha condotto davanti al Tribunale di istruzione criminale di Lisbona. Qui ad attenderlo Carlos Alexandre, soprannominato il “supergiudice”. E a ragione: non c’è processo in ambito economico e finanziario che in Portogallo non passi dal suo ufficio. Salgado ha lasciato il suo incarico di massimo responsabile del Bes dieci giorni fa, dopo che la banca è stata colpita dalla crisi che fa tremare l’intero Espírito Santo Financial group. Facendo anche temere un “effetto domino” sulle circa 150 aziende controllate.

Un arresto che arriva 24 ore dopo che gli ispettori fiscali facessero irruzione nella sede della holding di famiglia in cerca di documenti sulla società. È proprio qui che i cinque rami della famiglia Espírito Santo si riuniscono diverse volte all’anno per prendere decisioni e discutere le faccende di “casa”. I funzionari sono entrati anche nell’hotel dove Salgado ha trasferito il suo ufficio, dopo il suo ritiro come presidente del Bes avvenuto lo scorso 13 luglio. Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano, autorità statunitensi accedevano alla filiale del Bes di Miami, altre invece entravano in quella di Panama.

In realtà la perquisizione delle filiali del Banco Espírito Santo c’entrano finora poco o niente con l’arresto di Salgado. La prima ha a che fare con il grosso buco di bilancio (pari a 7 miliardi dio euro) che ha causato a ruota il tonfo in Borsa della Banca più prestigiosa del Portogallo. L’arresto dell’ex numero uno invece rientra nell’operazione “Monte Branco”, una rete di riciclaggio di capitali avvenuto tra il luglio 2009 e il luglio 2011 con tanto di conti opachi e paradisi fiscali, tramite la Akoya, una società di gestione patrimoniale con sede in Svizzera di proprietà di due degli imputati nel caso: Michel Canals e Nicolas Figueiredo, insieme all’ex presidente del Bes Angola Álvaro Sobrinho.

Non è la prima volta che Salgado dichiara davanti a un tribunale su questo caso: era accaduto nel dicembre 2012, anche se la Procura, un mese dopo, aveva reso pubblica una nota dove affermava che non esistevano delle “basi” per considerare Salgado un sospetto. Il suon nome all’epoca figurava tra i clienti della Akoya Asset Manage, epicentro del riciclaggio di soldi portoghesi. Salgado aveva offerto di testimoniare volontariamente, nel frattempo aveva regolarizzato la sua situazione fiscale per ben tre volte.

Adesso pero i sospetti riguardano principalmente uno strano trasferimento di 14 milioni di euro sul conto dell’ex capo del Bes dal costruttore angolano José Guilheme. Inoltre la polizia ha scoperto dei trasferimenti sospetti per un totale di 23,7 milioni di euro a una società offshore, sempre intestati al capofamiglia degli Espírito Santo.