Quando c’era la camorra questo non accadeva perché manteneva gli equilibri”. È una frase choc quella pronunciata dal sindaco di Castel Volturno. Dimitri Russo è da un mese primo cittadino del comune, in provincia di Caserta, dove da anni la convivenza tra migranti, molti irregolari, e residenti vive tra calma apparente ed escalation di tensione. E in quelle parole c’è una spiegazione semplice. La camorra garantiva un equilibrio criminale, mantenendo il controllo del territorio lasciando agli stranieri, dediti agli illeciti, lo spaccio di stupefacenti. Gli italiani hanno costruito abusivamente interi quartieri, i neri lavoravano nelle campagne, ammassati nelle case costruite, e crescevano le due catene criminali, quella a guida camorra casalese e quella della mafia africana. La pace imposta, spezzata solo da episodi di cronaca che, per qualche giorno, spingevano questo tratto di litorale, oltre i confini della cronaca locale.

I cittadini di Castel Volturno sono 20 mila, gli stranieri 15 mila, in buona parte irregolari. Ora questo equilibrio non c’è più. La rabbia è esplosa la settimana scorsa a Pescopagano, una frazione del paesino. Dopo qualche schermaglia è divampata la violenza. Il ferimento di due migranti, la rabbia della comunità africana, la loro risposta con l’incendio di auto e l’assalto ad un’abitazione. Bianchi contro neri in questo pezzo di Italia, da anni abbandonato. “Io mi vergogno di rappresentarlo” ha tuonato Russo ai microfoni di Sky. In alcune zone, nate abusive, mancano anche le fognature. Servono servizi, risposte complesse per valorizzare il lavoro faticoso delle associazioni che tessono reti di solidarietà e incontro. Il governo, intanto, ha deciso di inviare militari nella zona teatro delle violenze. Gli ultimi due primi cittadini di Castel Volturno sono finiti indagati per connivenze con i clan. Nel 2012 il comune è stato sciolto per condizionamento mafioso. Il rischio più grande è che sindaci, giovani e appena eletti, in una terra per anni governata dalla camorra, siano imbrigliati dall’assenza di fondi e paghino il disastro di decenni di clientela, sprechi e corruttela. Per camorra e malapolitica sarebbe il miglior regalo per preparare il ritorno in sella.

Di Gisella Ruccia e Nello Trocchia

Da Il Fatto Quotidiano del 22 luglio 2014