Termopili-640“Onore a quanti nella loro vita si proposero la difesa di Termopili” scrive Costantino Kavafis nella meravigliosa poesia dedicata a quella piana e a quella storia. Come regolarmente mi accingo a fare dal 1996, anche quest’anno la mia prima tappa in Grecia saranno le Termopili. Affetti? Amici? Famiglia? Ricordi? Sì, ma non solo.

Perché le Termopili, quelle porte di fuoco, non hanno solo la straordinaria capacità di rigenerare braccia e menti di viaggiatori stanchi e fagocitati dalla globalizzazione selvaggia in cui purtroppo viviamo. Ma sono anche il centro ideale dell’Ellade, ovvero la porta naturale da cui si accede ad un’altra Grecia, quella meno battuta dal turismo di massa delle splendide Cicladi, perché da lì, da dove si svolse l’epica battaglia di Leonida e dei suoi 300, si può conoscere l’altra faccia della madre Ellas.

A sud il Parnassos, una punta che guarda al cielo celeste dove si scopre la grotta del Dio Pan, dove riposò per una notte Alessandro Magno e dove si dice abbia trovato rifugio Noè con la sua arca. A nord il monte Pillion, affacciato sul golfo di Volos, con i suoi boschi che corrono come lepri fin nel mare di Milopotamos e di Choreftò. A ovest l’arcipelago di Zagarochoria, incantevole e fiabesco panorama di casette di pietra e laghetti inusuali. A est il mare di Evia, l’isola battuta anche da Lady D. non solo durante il suo viaggio di nozze con il Principe Carlo.

Dalle Termopili, millenni fa, partì una voce di libertà con Leonida, e nel 1821 con l’eroe della resistenza Athanasios Diakou. Oggi in quella stessa piana, ogni 30 agosto si ricorda un sacrificio e un glorioso passato con una corona di alloro e versi in prosa. L’invito, per i filellenici dei cinque continenti e non solo, è di sforzarsi di scavare nella memoria di questo grande Paese e conoscerlo di più. Proprio partendo dalle Termopili: un viaggio per riscoprire l’anima dell’euroellenismo.

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