VacciniVent’anni fa la poliomielite sembrava in via di eradicazione, grazie soprattutto alla vaccinazione orale col metodo di Sabin; oggi si assiste invece ad un ritorno del virus, e l’Organizzazione Mondiale della sanità ha lanciato un allarme nello scorso mese di maggio. Tre stati in particolare (Pakistan, Siria e Camerun) hanno un controllo insufficiente della malattia e sono esportatori del virus, mentre altri sette stati presentano una diffusione, per ora confinata, del virus.

L’eradicazione del poliovirus è più complessa di quella del vaiolo, per ora l’unico successo completo delle nostre pratiche vaccinali su scala mondiale. Esistono due diversi vaccini, uno sviluppato da Jonas Salk e basato su virus ucciso, l’altro preparato da Albert Sabin e basato su virus vivo ma attenuato. Il primo non ha effetti avversi ed è quello correntemente usato in tutti i paesi nei quali la malattia è stata eradicata (Italia inclusa), ha il difetto di non prevenire l’infezione intestinale da poliovirus, ma solo le sue complicanze neurologiche (la paralisi); come conseguenza non può essere usato per l’eradicazione, perché non impedisce la permanenza del virus nell’ambiente. Il secondo previene sia l’iniziale infezione intestinale, che le sue possibili conseguenze neurologiche, ma ha alcuni effetti avversi: in primo luogo rilascia nell’ambiente virus vivi che possono ridiventare capaci di causare paralisi, per mutazione; in secondo luogo il virus attenuato, se somministrato a bambini con difetti immunitari congeniti può causare una infezione diffusa, anche mortale. 

I paesi nei quali il virus è ancora endemico sono paesi che hanno situazioni interne gravi o disastrose, e dai quali i cittadini emigrano o fuggono: e se non vaccinati, esportano virus della poliomielite in paesi nei quali la malattia era stata in precedenza eradicata, e nei quali una parte della popolazione è vaccinata con il vaccino di Salk, quindi è recettiva ad ospitare temporaneamente il virus nell’intestino e quindi a mantenerlo nell’ambiente. Il mondo, purtroppo, è piccolo e ciò che accade in un paese, anche apparentemente lontano, ha ripercussioni su scala globale. Per questo l’Oms ha richiesto ai paesi a rischio un maggiore impegno nella lotta alla poliomielite; ha inoltre richiesto l’obbligo di vaccinazione per tutti i viaggiatori diretti ai paesi nei quali il virus è presente. In un recente editoriale della rivista Nature si sostiene che queste misure non siano sufficienti e che la lotta alla poliomielite deve essere condotta nelle zone di endemia, mentre la vaccinazione dei viaggiatori sarebbe  di scarsa efficacia. Purtroppo nelle zone dove la poliomielite è endemica, la mortalità infantile è molto elevata per cause diverse dalla polio: in queste zone la lotta contro la poliomielite viene vista come richiesta e voluta dagli “altri” (i paesi ricchi), a discapito di necessità sanitarie più urgenti ed immediate e spesso la cooperazione locale con le campagne di vaccinazione è scarsa.

La poliomielite, come altre malattie infettive, potrebbe tornare anche in Italia, importata da un paese ad alta endemia. L’eradicazione della poliomielite in Pakistan o in Camerun (o dovunque altro) è un nostro primario interesse, che noi tendiamo a dimenticare perché da moltissimi anni la paralisi infantile è scomparsa dal nostro paese, ma tutti bambini del mondo hanno diritto a questo beneficio e anche i nostri non sono al sicuro. E una dose di vaccino costa pochi centesimi di euro (o di dollaro).